Andrea Zanzotto
Ascoltando dal prato.
Divagazioni e ricordi
A cura di Giovanna Ioli
Interlinea, pp. 112, euro10
Collana "Alia", 38
Isbn 978-88-8212-801-2

In occasione dei novant’anni del maggiore poeta italiano vivente ecco una raccolta di testi e ricordi in gran parte inediti su aspetti legati alla vita di Andrea Zanzotto, alla sua opera e alla società italiana. «Chi scrive poesia ha sempre anche la vecchia tentazione della felicità, sia pure sotto la specie (infame?) del “paradiso artificiale”, da ottenere via droga, droga verbale»: è una delle considerazioni di un poeta che ricorda le tradizioni della sua infanzia e la natura nel suo Veneto, scagliandosi infine contro «la dissacrazione della natura, che non è mai pura natura, ma natura e storia insieme».

L'AUTORE

Nato a Pieve di Soligo (Treviso) nel 1921, Andrea Zanzotto ha iniziato a insegnare all'età di sedici anni. Laureatosi in Lettere all'Università di Padova nel 1941, ha poi vissuto a lungo all'estero, in Francia e Svizzera. Tornato in Italia, si è stabilito nel suo paese natale, dove vive tuttora. Oltre che poeta, è autore di racconti e di acuti saggi critici, specie su contemporanei (Ungaretti, Montale, Sereni).
 

UN BRANO DEL LIBRO

La casa di mia nonna si trovava proprio a metà della strada che conduce dalla casa della mia famiglia all’asilo infantile. Da bambino fui particolarmente legato alla nonna paterna. Le rime di Ariosto e Tasso che era solita recitarmi, secondo le abitudini di una cultura, tra popolare e classica, tipica dell’ambiente veneziano, intercalandosi e, quasi, fondendosi con il dialetto di Pieve, comunemente parlato in casa, comportarono in me una percezione fantasiosa delle parole. Ho appreso precocemente il linguaggio, anche in virtù della musicalità e del ritmo caratterizzanti le innumerevoli filastrocche che mia nonna era solita recitarmi.
La nonna aveva lavorato come cameriera personale di una principessa dei Collalto, seguendola anche a Vienna: la sua era una cultura da autodidatta, ma alimentata da un’ardente curiosità nei confronti della letteratura, e in particolare della poesia. Per questo motivo, nei versi delle sue filastrocche potevano apparire, indifferentemente, termini dialettali e aulicismi, frammenti di tedesco minimo e di latino maccheronico.
 

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