Benito Mazzi
Nel sole zingaro. Storie di contrabbandieri
Presentazione di Alberto Sinigaglia
pp. 144,
12, isbn 978-88-8212-596-7

«Capita che uno scampolo di mondo, in uno starnuto di Dio, si faccia specchio dell’esistenza umana. Capita specialmente se è terra avara, di vite stentate: fame che morde le viscere fino a farti mangiare un topo e spinge al rischio; fatiche da bestia e fughe sfortunate e paure che squassano gli animi. Capita che con quelle vite s’intrecci la vita di uno scrittore e che il vortice di amicizie e odii, solidarietà e tradimenti, eroismi e viltà, perdoni e vendette, si fermi sulle pagine di un libro, questo libro. Nel Sole zingaro si muovono ombre perché il Sole zingaro è la Luna, compagna dei contrabbandieri, che la chiamano così anche in val Vigezzo, estremo nord del Piemonte, a un tiro di fucile dal confine con il Canton Ticino. E quanta efficacia nel rendere atmosfere, sensazioni, caratteri. Nel divertire e nell’emozionare. Nel commuovere» (dalla presentazione di Alberto Sinigaglia).

  
L'AUTORE

Benito Mazzi, giornalista, scrittore e studioso di tradizioni alpine, da sempre vive nell’ossolana valle Vigezzo, dove ha ambientato quasi tutti i suoi libri, tra cui, pubblicati con Interlinea, Quando abbaiava la volpe, Un uomo che conta (Selezione Premio Bancarella Sport), L’aquila di Tappia al Giro d’Italia (con Marco Della Vedova), Gli invincibili della neve e, per i bambini, la storia di Natale Il sogno di Gibo.
 

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Giovanni Brancola nel buio procedendo a naso, l’erta, sempre più ripida, non concede respiro. Nonostante la brezza notturna il ragazzo si sente avvampare, lingue di fuoco gli cingono il collo, rialetti di sudore bollente gli rigano il dorso alternandosi a brividi di paura. Non ha ancora dodici anni e sta guidando una squadra di contrabbandieri, gli sfrosìni più impiòta del circondario: Gepo, Nando, Tonio, Giacomo, Pepino, Monti.
Chiude la sfilata suo padre Cecco, l’ultimo dei nipoti di Lipone, il re degli spalloni, morto in carcere lontano da casa, a Pesaro. Da quella notte che in Caviano l’hanno impallinato come un tordo, Cecco Russi si tira dietro una gamba zoppa, ma la disgrazia anziché fiaccarne la scorza di contrabbandiere l’ha ispessita e ha moltiplicato il suo odio verso le divise e chiunque parli italiano. Sono stati i lifrocchi dalla lapa forbita a far marcire Lipone in galera.

 

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