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Memorie, mestiere e identità dell’architetto-muratore Mario Bona Bona

Memorie, mestiere e identità dell’architetto-muratore Mario Bona Bona Memorie, mestiere e identità dell’architetto-muratore Mario Bona Bona
Memorie, mestiere e identità dell’architetto-muratore Mario Bona Bona

Centosettant’anni di storia del costruire tra Vercelli e il Piemonte nel volume illustrato Ricordi di un architetto-muratore 

Ricordi di un architetto-muratore il nuovo libro illustrato edito da Interlinea racconta i cinquant’anni di esperienza professionale e umana dell’architetto vercellese Mario Bona Bona vissuti tra il tavolo da disegno e il cantiere. Tra memoria personale e storia di una famiglia di costruttori attiva da oltre un secolo, il libro è un prezioso omaggio al lavoro ben fatto, alla manualità e a quella cultura del mestiere che ha dato forma non solo agli edifici, ma anche alle comunità, con la convinzione che il restauro sia prima di tutto conoscenza, passione e rispetto per la storia.

Pubblichiamo la presentazione del volume di Carlo Robiglio, presidente di Confindustria Novara Vercelli Valsesia

Costruire il tempo 

Bona Bona, Ricordi di un architetto-filo a piombo«L’architettura comincia quando due mattoni vengono messi insieme con cura»: è una frase di Ludwig Mies van der Rohe, un grande architetto del Novecento, che potrebbe essere assunta come la chiave di lettura di questo libro, appassionante e unico nel suo genere. Infatti le pagine di Mario Bona Bona non raccontano soltanto la vicenda di un architetto vercellese o la storia di un’impresa familiare: raccontano il valore della cura, della competenza e del lavoro ben fatto.
L’architetto Bona Bona si definisce con affettuosa modestia un «piccolo imprenditore edile». In realtà, attraverso i suoi ricordi, prende forma qualcosa di molto più grande: un patrimonio di conoscenze tecniche, di esperienze umane e di memoria collettiva che abbraccia quasi due secoli di storia italiana. Dai ponteggi di legno alle stazioni totali elettroniche, dalle fornaci Hoffmann alle moderne tecnologie di cantiere, dagli antichi mestieri alle professioni contemporanee, questo libro è il racconto di una lunga civiltà del costruire. L’autore ci conduce in un mondo che oggi rischia di apparire lontano, ma che in realtà costituisce le fondamenta materiali e morali del nostro presente. È un mondo nel quale il sapere non era affidato a manuali o piattaforme digitali, ma passava da una generazione all’altra attraverso l’osservazione, l’esempio e la pratica quotidiana. Il mestiere si imparava guardando, ascoltando e facendo; la competenza era frutto di anni di esperienza e il rispetto si conquistava sul campo, ci ricordano queste pagine tra memoria e tecnica.
È proprio qui che risiede il valore più profondo di queste pagine: ci ricordano che la tecnica non è mai soltanto tecnica. Ogni strumento descritto – la cazzuola, il filo a piombo, l’archipendolo, la livella, la carrucola, la “taloccia” (alcune non le conoscevo affatto) – non è un semplice utensile, ma il simbolo di una cultura professionale fondata sulla precisione, sulla responsabilità e sulla conoscenza della materia.
Viviamo in un’epoca che tende spesso a separare il pensiero dal fare, il progetto dalla sua realizzazione concreta. Eppure ogni pagina di questo volume dimostra esattamente il contrario: non esiste buona architettura senza comprensione dei materiali; non esiste innovazione senza padronanza della tecnica; non esiste bellezza duratura senza la fatica della costruzione. Come scriveva John Ruskin, artista e scrittore inglese che ha frequentato e amato i nostri territori, «la qualità non è mai un caso; è sempre il risultato di uno sforzo intelligente». E il lettore ritroverà questo sforzo intelligente in ogni episodio narrato da Mario Bona Bona.
Il libro assume così un significato che supera la semplice autobiografia: diventa una riflessione sull’etica del lavoro. E l’etica non nasce dalle dichiarazioni di principio, ma dalla cura con cui si posa un mattone, si prepara una malta, si traccia una fondazione o si realizza un dettaglio costruttivo. Nasce dal rispetto per il proprio mestiere e per chi ne beneficerà. La competenza tecnica, in questa prospettiva, non è soltanto una risorsa produttiva: è una virtù civile.

Bona Bona-Gli “scarriolanti”, cantiere Canale Cavour, 1922 (Archivio Impresa Bona)La storia della famiglia Bona rappresenta, sotto questo aspetto, un caso esemplare. Gli antenati dell’autore compaiono nella Vercelli della metà dell’Ottocento, nel contesto delle Società Operaie di Mutuo Soccorso, e da allora attraversano generazioni di cantieri, trasformazioni economiche, innovazioni tecnologiche e cambiamenti sociali. L’impresa Bona 1858 è infatti nata prima dell’Unità d’Italia e continua ancora oggi la propria attività, affidata alle nuove generazioni della famiglia, con la figlia Elena a guidare il futuro.
È difficile immaginare un esempio più eloquente di sostenibilità imprenditoriale. Centosettant’anni di attività non si spiegano con il caso né con la fortuna. Si spiegano con una somma di competenze, sacrifici, adattamenti e valori trasmessi nel tempo. Si spiegano con la capacità di innovare senza rinnegare le proprie radici. Si spiegano soprattutto con quella cultura del lavoro che ha sempre considerato la reputazione professionale come il capitale più prezioso.
Per questo il messaggio del libro appare particolarmente importante per i giovani. In un tempo dominato dalla velocità, dalla ricerca del risultato immediato e dall’illusione di scorciatoie verso il successo, anche con l’AI, queste pagine mostrano una verità semplice e potente: le imprese durano quando sanno creare valore reale. E il valore reale nasce dalla conoscenza, dall’affidabilità, dall’apprendimento continuo e dalla capacità di fare bene ciò che si è scelto di fare.
«Noi diamo forma ai nostri edifici; in seguito essi danno forma a noi», osservava Winston Churchill. Lo stesso si potrebbe dire delle imprese e delle professioni. Le costruiamo giorno dopo giorno attraverso il nostro lavoro, ma sono poi esse a formare il nostro carattere, la nostra identità e il nostro rapporto con la società.
Questo libro è dunque il racconto di una famiglia, di un architetto e di un’impresa. Ma è anche qualcosa di più: è un omaggio alla dignità del lavoro manuale e intellettuale, alla sapienza dei costruttori, alla continuità tra generazioni, alla forza delle competenze che resistono al passare del tempo. È la testimonianza di come, partendo da una cazzuola e da un progetto, si possano costruire non soltanto edifici, ma storie capaci di attraversare i secoli.
E forse, alla fine della lettura, il lettore comprenderà che il vero protagonista di queste pagine non è soltanto un architetto-muratore, ma l’idea stessa del costruire: costruire opere, costruire imprese, costruire comunità, costruire futuro. Un mattone alla volta.

Ricordi di un architetto-muratore

di Mario Bona Bona

editore: Interlinea

pagine: 120

Mario Bona Bona racconta il mondo dei muratori e dei costruttori di un tempo attraverso ricordi familiari, cantieri, strumenti, tecniche e parole ormai quasi scomparse. Ne nasce un viaggio affettuoso e concreto nella civiltà del costruire, dove la competenza passava di generazione in generazione e ogni gesto custodiva un sapere. Tra memoria personale e storia di una famiglia di costruttori attiva da oltre un secolo, Ricordi di un architetto-muratore è un omaggio al lavoro ben fatto, alla manualità e a quella cultura del mestiere che ha dato forma non solo agli edifici, ma anche alle comunità. 

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