È rimasto solo il violino
Da "Il Sole 24 Ore", Camilla Tagliabue, su Il violino di Auschwitz di Anna Lavatelli
«Chiamatelo Collin-Mézin, come il liutaio parigino che l'ha fabbricato: è un violino, un violino parlante. E dice: "Quanti ricordi conservo nella mia cassa armonica". Di speciale non ha solo il dono della parola: Collin-Mézin è II violino di Auschwitz, protagonista di una storia tragica quanto poetica».
«Chiamatelo Collin-Mézin, come il liutaio parigino che l'ha fabbricato: è un violino, un violino parlante. E dice: "Quanti ricordi conservo nella mia cassa armonica". Di speciale non ha solo il dono della parola: Collin-Mézin è II violino di Auschwitz, protagonista di una storia tragica quanto poetica».









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