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Francesco Ottonello vince il Pini Art Prize 2025-2026 nella sezione Poesia: pubblicherà in autunno nella collana “Lyra giovani”

Francesco Ottonello vince il Pini Art Prize 2025-2026 nella sezione Poesia: pubblicherà in autunno nella collana “Lyra giovani” Francesco Ottonello vince il Pini Art Prize 2025-2026 nella sezione Poesia: pubblicherà in autunno nella collana “Lyra giovani”
Francesco Ottonello vince il Pini Art Prize 2025-2026 nella sezione Poesia: pubblicherà in autunno nella collana “Lyra giovani”
Il giovane poeta sardo riceve il premio della Fondazione Adolfo Pini, celebrato dal presidente di giuria Franco Buffoni come «promessa della poesia italiana» per il suo poemetto in sardo-latino su Ganimede

Francesco Ottonello, nato a Cagliari nel 1993, ha trionfato con il poemetto in sardo-latino Ganymedes ab insula ad Aslan al Pini Art Prize nella sezione Poesia, inserita per questa seconda edizione accanto alle arti visive (vincitori Tommaso Arnaldi e Francesca Pionati) e alla ricerca nell’ambito della storia dell’arte e critica d’arte (Martina Colombi). La silloge completa verrà pubblicata in autunno nella collana di Interlinea “Lyra giovani”, curata da Franco Buffoni.

Il premio è istituito dalla Fondazione Adolfo Pini che, nella sua sede nel cuore dello storico quartiere Garibaldi di Milano, promuove e diffonde l’opera pittorica di Renzo Bongiovanni Radice (1899-1970), zio materno di Adolfo Pini. Oltre a «custodire la memoria», parole della presidente Marina Messina, la missione dalla Fondazione è «offrire ai giovani artisti, poeti e ricercatori non solo visibilità e sostegno economico, ma un contesto di crescita, ascolto e confronto». Infatti, è da sempre impegnata nella valorizzazione della creatività di voci emergenti under 35 attive in tutte le forme dell’arte.

La giuria della sezione Poesia, presieduta da Franco Buffoni che definisce Ottonello «come una promessa, assolutamente in divenire, della poesia italiana», è rimasta «profondamente colpita» dai versi dell’autore dedicati al mito di Ganimede, tema che affonda le radici nei suoi studi di dottorato svolti presso l’Università di Bergamo. Maria Borio ha parlato di «epica contemporanea» che individua «una centratura dell’essere umano nella storia, in chiave multi-temporale e multi-spaziale: una trama dove sono mescolate le radici sarde dell’autore, i riferimenti a elementi ancestrali e alle scienze».

Ottonello ha condiviso sui social il suo ringraziamento: «Ricevere questo riconoscimento è per me uno stimolo per proseguire con la sperimentazione a tradurre il mondo (i mondi) tra italiano, sardo e latino». Una «lingua transistor», come la definisce il giurato Marco Corsi, che gli permette di affrontare tematiche autobiografiche ampliandole a una dimensione universale, già a partire dalla sua raccolta di esordio Isola Aperta (Interno Poesia, 2020), vincitrice del premio Gozzano e il premio Internazionale Città di Como nella categoria opera prima.

È il primo autore sardo a essere stato incluso nei Quaderni italiani di poesia contemporanea, a cura di Franco Buffoni, con Futuro remoto (Marcos y Marcos, 2021). Le sue poesie sono state tradotte in inglese, portoghese, spagnolo, greco e sono presenti in diversi volumi antologici. Come studioso si è formato in Italia (Cagliari, Milano) e all’estero (Freiburg, Leuven): si occupa prevalentemente di ricezione classica nella letteratura italiana, studi sull’eros, poesia contemporanea, Island and Archipelagic Studies. Ha fondato il «progetto-rivista 2.0» MediumPoesia, della cui redazione faceva parte anche Pietro Polverini, giovane poeta scomparso nel 2023: Ottonello ha curato la raccolta di poesie inedite dell’amico La nostra villeggiatura celeste, ultima uscita della collana “Lyra giovani”.

La nostra villeggiatura celeste

Poesie 2012-2021

di Pietro Polverini

editore: Interlinea

pagine: 192

Una raccolta di testi inediti di Pietro Polverini (1992-2023), una delle voci poetiche italiane più intense e vertiginose della sua generazione, cresciuta tra analogico e digitale. L’intento è quello di fornire un “ritorno” da quella «vacanza celeste» ossessivamente profetizzata dai versi del poeta. «l’opera di Polverini consiste anzitutto in una profonda meditazione sul senso di scomparsa individuale: anche il suo esordio è un libro sullo sbiadimento e sulla memoria come ricerca ossessiva della parola fino alla dissoluzione. Più che un itinerario, una “vacanza” da cui non tornare, intesa nel senso etimologico di vuoto» (dalla Presentazione di Francesco Ottonello).

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