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Cancellare per salvare. Il ritorno del romanzo di un artista che anticipò lapost-verità

18.07.2026
L’avventurosa vita di Emilio Isgrò Da "Patria indipendente", Elisabetta Dellavalle su L’avventurosa vita di Emilio Isgrò di Emilio Isgrò

«A mezzo secolo dalla prima uscita torna in libreria “L’avventurosa vita di Emilio Isgrònelle testimonianze di uomini di Stato, artisti, scrittori, parlamentari, attori, parenti,familiari, amici, anonimi cittadini”, un volume anomalo e ancora sorprendente, che nel 1975 scardinò le convenzioni editoriali. Le voci raccolte – tutte concordi neldichiarare di “non conoscere e non riconoscere” l’autore – compongono una sorta dicancellatura biografica del maestro. Facendo oggi risuonare più che mai la suariflessione: “La cancellatura è un tentativo di riappropriarsi della parola umana perchéla parola umana oggi è in pericolo. Vedo un mondo che fa diventare piccole le cosegrandi e che umilia i piccoli essere umani in quanto inconsistenti sul piano del profittoeconomico”».

L’avventurosa vita di Emilio Isgrò

nelle testimonianze di uomini di stato, artisti, scrittori, parlamentari, attori, parenti, familiari, amici, anonimi cittadini

di Emilio Isgrò

editore: Interlinea

pagine: 176

Alla celebre affermazione di Flaubert, «Madame Bovary sono io», L’avventurosa vita di Emilio Isgrò risponde rimuovendo l’ultimo schermo: quello del personaggio mediatore tra il poeta e il suo pubblico. Ma non scompare soltanto il personaggio: scompare anche l’autore. La “storia” è qui raccontata da chi dovrebbe leggerla: 328 testimoni che danno di Isgrò un ritratto sconcertante e contraddittorio, lasciando spazio ad altre possibili testimonianze. Le moderne tecniche di “coinvolgimento”, anche quelle più avanzate, vengono così mostrate lucidamente e sarcasticamente per quello che sono: strizzate d’occhio a un pubblico di “intenditori”. Non c’è bisogno di precisare, perché il lettore non scambi il libro per un’autobiografia, che le dichiarazioni comprese nel romanzo (tranne una o due) sono tutte inventate. Da chi non si sa. Ma è meglio che il lettore non lo sappia se vuole godersi la realtà del romanzo.

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