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Così il grande Árpád Weisz passò dai campi di calcio al campo di concentramento

22.01.2020
Da "Il Giornale di Brescia", Francesco Mannoni su "L'allenatore ad Auschwitz" di Giovanni Cerutti

Come uomo e come sportivo, quali i meriti che resero grande Weisz?
Dal punto di vista tattico è stato un grande innovatore, che ha introdotto il sistema in Italia, adattandolo alle caratteristiche dei calciatori italiani, e il primo a comprendere la funzione fondamentale che riveste la capacità di gestire le dinamiche di gruppo. Nel suo manuale, il primo di livello europeo pubblicato in Italia, spiega con grande lucidità la differenza tra autorevolezza e autoritarismo. Qualità indispensabile di un allenatore, dice, è diventare il naturale punto di riferimento dei suoi giocatori. Li addestrava in modo che fossero in grado di adattarsi a qualsiasi avversario e a qualsiasi contesto. Li faceva giocare in ruoli diversi, per evitare che il loro repertorio si fossilizzasse. Un'idea ripresa dagli olandesi negli anni Settanta. Per
questo ho voluto pubblicare la foto di Johan Cruijff con la maglia del Dordrecht, la squadra che Weisz allenò dal 1939 al 1942.

L’allenatore ad Auschwitz

Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager

di Giovanni A. Cerutti

editore: Interlinea

pagine: 128

Calcio e discriminazione: la storia di Árpád Weisz il grande allenatore degli anni trenta che scoprì Giuseppe Meazza, costretto dalle leggi razziali dai campi di calcio italiani al lager.

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