De André il corsaro negli scritti delle lectio di Borgomanero
Barbara Cottavox su "La Stampa" su De André il corsaro con testi di Fernanda Pivano, Cesare G. Romana, Michele Serra, a cura di Giovanni A. Cerutti.«Andato esaurito dopo l'ultima ristampa, la casa editrice stava pensando di ritirarlo dal mercato e invece i librai si sono opposti perché tanti appassionati di Fabrizio De André lo cercano ancora in questi pagine. Così Interlinea ha ridato alle stampe con un'edizione aggiornata il volumetto intitolato «De André il corsaro», quasi cento pagine di storie bellissime nate da due lectio tenute dopo la morte del cantante, nel 2000 e 2001 a Borgomanero».
De André il corsaro
di Giovanni A. Cerutti, Fernanda Pivano, Cesare G. Romana e Michele Serra
editore: Interlinea
pagine: 96
La cattiva strada «luogo deputato di un’etica corsara, porto franco dove il potere non arriva» (Cesare G. Romana), è quella che Fabrizio De André scelse di percorrere per farsi poeta dei diseredati, puro anarchico, «perché l’anarchico deve cominciare con l’essere buono: ecco queste illusioni molto ottocentesche di credere ancora che c’è qualcuno buono. Fabrizio era un buono, accidenti se era buono» (Fernanda Pivano). Il suo carisma nasceva dall’unicità e dalla lontananza, quasi che le sue canzoni e la sua voce venissero da un altrove. La voce, soprattutto, «costruita attorno alla pronuncia precisa delle parole, attorno all’amore per la parola» (Michele Serra), era ciò che lo rendeva straordinario, anche più delle scelte musicali e degli argomenti di cui cantava.








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