Manzoni sul lago Maggiore ci accompagna in un viaggio nel tempo sulle sponde del Verbano, dalla tranquillità di villa Stampa a Lesa alla Stresa del «veneratissimo e amatissimo» Antonio Rosmini fino a Pallanza dove lo scrittore fu ospite della famiglia Arconati a Villa Viani.
Manzoni dimostrò sempre un grande amore per la natura che emerge – come ci ricorda Jone Riva nella presentazione iniziale – nella descrizione magistrale di «quel ramo del lago di Como» e della vigna di Renzo nei Promessi sposi, dove memoria sentimento e cultura botanica si fondono in una prosa poetica. Il paesaggio lacustre è certamente quello che lascia maggiormente il segno nel cuore dello scrittore, che trascorre gli anni della sua fanciullezza nella bella villa del Caleotto, sul lago di Como, per poi scoprire la bellezza delle sponde del lago Maggiore dopo il matrimonio con Teresa Borri Stampa, che con il figlio Stefano possedeva una bella villa a Lesa, affacciata sul lago, davanti a maestose e colorate montagne, con alle spalle una fitta e fiorente vegetazione. Di Lesa, Teresa, decanta al marito la piacevolezza del clima, l’amenità del paesaggio, l’affabilità degli abitanti, e addirittura la bontà del vino Serbillano e del pesce persico del Verbano, da lei definito «il re dei persici», in contrapposizione all’afa della tenuta di Brusuglio e alla monotonia della pianura.
Attraverso i soggiorni sul lago, che si snodano dal 1839 fino al 1857, Fattalini racconta da una prospettiva inedita Manzoni, attraverso aneddoti di vita quotidiana, nei rapporti con la famiglia (la moglie Teresa e il figliastro Stefano) e con gli amici e vicini come il «veneratissimo e amatissimo» Antonio Rosmini a Stresa, con cui condivise incontri quasi quotidiani, animati da passeggiate, discussioni filosofiche e religiose, accompagnato spesso da Ruggero Bonghi. Ebbe inoltre contatti con Emilio Broglio a Solcetto, con i Conelli tra Lesa e Belgirate, con Giuseppe e Costanza Arconati a Villa Viani a Pallanza. È curioso ricordare inoltre gli incontri con i fratelli Luigi e Giuseppe Bottelli che ad Arona ospitarono Manzoni per giovare a carte e coltivare studi e amicizie. Forse proprio in una di queste occasioni Giuseppe Bottelli, abate di Arona, trascrisse dal manoscritto del Fermo e Lucia alcuni brani, tra cui il più lungo e interessante era quello relativo alla storia della monaca di Monza; la notizia, che doveva rimanere un segreto, circolò, rendendo i due fratelli involontari protagonisti di un giallo letterario, indagato da molti studiosi dei Promessi sposi.
«La lettura di queste piacevoli e dettagliate pagine ci induce a pensare che Raffaele Fattalini abbia accompagnato Alessandro Manzoni nei suoi viaggi e soggiorni a Lesa, si sia seduto al suo fianco in carrozza, con lui abbia passeggiato in riva al lago o sulla costa del Vergante fino al Sacro Monte di Orta, per viali, vialetti e stradicciole, si sia seduto al tavolo del giardino e intrattenuto a osservare il battello che faceva la spola da e con la Svizzera, abbia ascoltato – con discrezione – le chiacchiere di Manzoni con gli amici e le conversazioni con Antonio Rosmini a Stresa, e ce le abbia diligentemente riferite. Come un fedele amico o un attento segretario ha saputo cogliere nei suoi occhi l’ammirazione per i luoghi che andava visitando, che lo hanno accolto, e che oggi ne conservano la memoria» (Jone Riva). «Un contributo vero, concreto e notevole – e piacevole, che non guasta – alla bibliografia e biografia manzoniana» (Carlo Carena).
Raffaele Fattalini è nato a Premosello-Chiovenda in val d’Ossola nel 1943, laureato in Lettere, studioso del Grand Tour, ha collaborato a giornali e riviste locali e ticinesi e alla Radio della Svizzera di lingua italiana. Tra le sue pubblicazioni, Dove comincia la bella Italia. Impressioni di viaggio di artisti, scrittori e personaggi storici sul Lago Maggiore, lago d’Orta e valli dell’Ossola, Lions Club Verbano Borromeo, Stresa 2007; Tre racconti su Piero Chiara, prefazione di Federico Roncoroni, s.e., Domodossola 2015. Premio italo-elvetico Lago Maggiore per il giornalismo culturale.









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