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I versi di Lanza danno verità al non luogo degli acquisti

Recensione di: Suite Etnapolis
16.06.2019
Da "La Sicilia", Grazia Calanna, su Suite Etnapolis di Antonio Lanza

«Un capolavoro, in due parti speculari, costellato di riferi-menti («senza mai cadere, tanto leggera è la vanità delle cose»). Un «esteso epos di racconti» che, a partire da domenica, per una settimana "panoramica", diviene lascito memoriale di un tempo segnato dall'appiattimento di non-esistenze in non-luoghi (il centro commerciale Etnapolis simbolicamente li rappresenta tutti) asfissiati (anche) da un'e-stenuante "conta del profitto".»

Suite Etnapolis

di Antonio Lanza

editore: Interlinea

pagine: 128

Che cos’è il conflitto di classe nell’epoca post­ideologica? Per trovare tracce di risposta questo libro ci porta dentro la vita di Etnapolis, centro commerciale ai piedi dell’Etna progettato da Massimiliano Fuksas, durante la crisi economica che ha connotato i primi anni del nuovo millennio. Sistema materiale e metafisico, il centro commerciale ridefinisce spazi e tempi dell’esistenza secondo le necessità del consumo e del profitto. Ma alla voce meccanica di Etnapolis si alterna quella dei lavoratori con un retroterra di affetti e una storia “altra”. Raccontando questa polifonia dell’annichilimento nel suo esordio letterario, Lanza ci restituisce, nel finale dell’opera, un elemento estraneo, irriducibile ai principi che ne regolano il funzionamento e il senso, in grado di creare una possibile liberazione dalla «antica offesa all’uomo».Si può fare poesia su un centro commerciale? La risposta di Lanza su "Etnapolis"

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