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La poesia o odia o ama. In entrambi i casi è molesta, o sgradevole, o inopportuna”: una lettera per Julian Zhara

Recensione di: Vera deve morire
25.04.2019
Da "Pangea", Davide Nota su Vera deve morire di Julian Zhara

«Ma è nella forma che si svolge il discorso più intimo del libro. La poesia di Julian Zhara respinge, nella sua erudizione ritmica, ogni elemento della tradizione metrica italiana (settenari, endecasillabi). Dove il contenuto esplicito del testo affronta il tema dellʼidentità come architettura da costruire nel conflitto tra cultura e direzione, origine e volontà, la forma svolge invece un movimento più ambiguo, non speculare ma incongruo. È nella prosodia slava che Zhara fa tintinnare la lingua italiana e qui si affaccia un discorso cruciale e irrisolto sulla tradizione quale organismo mutante, paesaggio fluviale e metamorfico di reincarnazione, innesti, tradimenti e assolute discontinuità.Questo è il battesimo di Julian Zhara e da questo nodo tematico e formale ha inizio il suo viaggio [...]»

Vera deve morire

di Julian Zhara

editore: Interlinea

pagine: 64

«parole semplici, poche, dentro la bocca / come il picchiettìo del rubinetto / chiuso male»

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