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Le riflessioni amare di Gregotti

Recensione di: Il mestiere di architetto
17.01.2020
Da "Abitare- Corriere della Sera", Alberto Bortolotti su Il mestiere di architetto di Vittorio Gregotti

«Secondo Gregotti in molti casi il marketing oggi soverchia la progettualità, il controllo della forma e persino la sostanza del mestiere dell’architetto. Un cambiamento che si deve alla trasformazione degli assetti mondiali, in particolare alla gara globalista dei mercati e delle politiche economiche che non lasciano più spazio ad alcuna riflessione sul progetto, appiattendo la produzione sulla quantità di uomini, prodotti, normative, protagonisti, mutamenti. Si è creata una dicotomia tra quantità e qualità che ha fortemente penalizzato il ruolo del progetto nei processi di trasformazione urbana, destabilizzando quindi la figura del suo autore: l’architetto.»


Il mestiere di architetto

di Vittorio Gregotti

editore: Interlinea

pagine: 112

«Capacità di modificazione creativa e critica dello stato delle cose» sono alla base della lezione e dei ricordi di un grande maestro dell’architettura internazionale. Vittorio Gregotti, superati i novant’anni, parte dal racconto della sua formazione intellettuale e degli anni novaresi per descrivere i tratti strutturali del suo modo di intendere l’architettura e la professione di architetto. Questo libro, arricchito da una raccolta di suoi disegni (significativi per l’approccio culturale nella costruzione del paesaggio), è una esortazione a non rinunciare alla passione per l’architettura, intesa come teoria e pratica capace di apportare contributi rilevanti alla trasformazione della società, nell’idea di Gregotti che «sono l’idea di passato e di futuro a costruire insieme un frammento di verità del presente».

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