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Su “Verso la ruggine” di Prisca Agustoni

Recensione di: Verso la ruggine
01.07.2022
Da "Medium Poesia", Fabrizio Bajec su Verso la ruggine di Prisca Agustoni

«Secondo Reginald Horace Blyth, specialista della cultura nipponica, la parola sabi deriva dal verbo “arrugginirsi” in giapponese, un verbo che evoca il passaggio del tempo, un tempo di solitudine e profonda malinconia, che ritroviamo soprattutto nella stagione autunnale. Un dettaglio che sembrerebbe non correlato al contenuto di questa raccolta, in cui non ci viene precisata alcuna stagione e preferiremmo usare piuttosto la parola “disperazione” o “tragedia”, pensando alla catastrofe naturale e alle conseguenze dell’usura del tempo di cui molte vittime hanno dovuto patire nello stato brasiliano di Minas Gerais. Ma la solitudine e la malinconia caratterizzano il canto spezzato di Prisca Agustoni. La solitudine deriva dall’impotenza dinanzi al disastro umano e politico, così come malinconico è il motivo di questo canto, perché irreparabile, spezzato dagli eventi in cui la Agustoni ha voluto immergersi.»

LEGGI L'ARTICOLO: https://www.mediumpoesia.com/su-verso-la-ruggine-di-prisca-agustoni/

Verso la ruggine

di Prisca Agustoni

editore: Interlinea

pagine: 96

Questo libro dedicato all’ambiente rappresenta probabilmente il punto più alto, più maturo e più sorprendente della ricerca poetica di Prisca Agustoni, nata e cresciuta in Svizzera ma oggi residente in Brasile. Libro forte, per più di un aspetto affascinante e inquietante, Verso la ruggine trae spunto da una catastrofe ambientale, o per essere più precisi da un eco-crimine perpetrato alcuni anni or sono e seguito a ruota da altri avvenimenti nefasti che riguardano il Brasile ma che per metonimia valgono per tutti noi: nel novembre 2015 crolla una diga nello stato di Minas Gerais e il contenuto tossico di un gigantesco bacino si riversa nel principale fiume della regione, il Rio Doce, devastandolo. Il libro si muove su di un confine fragile e già compromesso: quella frontiera tra la ruggine e il ferro che è suggerita sin dall’inizio. Ma se la ruggine indicherà evidentemente lo sfaldamento, l’usura, lo smangiarsi di ogni certezza, non è detto che il ferro possa costituirsi come polarità positiva e ora sconfitta. Si direbbe piuttosto che i due termini disegnino una morsa atroce, a cui è difficile sfuggire (dalla presentazione di Fabio Pusterla).

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