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C’era una volta il Natale di quest’anno.
Mamma Maria, come ogni anno, aveva la pancia gonfia, perché dentro c’era
il piccolo Gesù, quasi pronto a venire al mondo. Siccome mancava una
settimana, Maria disse al marito: «Peppino, ascolta, sento che il piccolo
sta per nascere: per favore cercami un buon posto per partorire».
«Che ne dici di un posto un po’ più comodo, questa volta, Mariuccia?»,
disse Giuseppe. «Non sei stanca di mettere ogni anno al mondo il bambino
dove non c’è riscaldamento, o assistenza, nemmeno una piccola comodità?
L’anno scorso l’hai fatto nascere a Belfast, in mezzo agli spari... Due
anni fa in Amazzonia, con quell’umidità! E tre anni fa, poi...»
«Lo sai, Peppino» interruppe mamma Maria. «Il nostro non è un bambino che
nasce in un posto qualsiasi: ha bisogno di molta attesa, di molto
desiderio... Non vorrai mica farlo nascere in una qualsiasi città, con
tutto quel baccano, traffico, roba colorata da vendere e comprare, e tutti
che sanno già quello che vogliono, perché l’hanno visto nelle vetrine...»
«No, no, Mariolina!» disse Giuseppe. «Ma… senti, ho un’idea! Non ti
piacerebbe, quest’anno, tornare a Betlemme, dove il bambino è nato per la
prima volta? Ricordi la grotta, e l’asino, e il bue, e quella brava gente
che veniva a portare i doni, e gli angeli... Forse non è rimasto proprio
lo stesso, laggiù, però...»
Mamma Maria sospirò: «La grotta, certo che la ricordo! Sì, mi piacerebbe...Va’
a dare un’occhiata, Peppino».
E Giuseppe,
che faceva il falegname inventore, inforcò senza perder tempo la sua
bicivoletta, e schizzò in cielo, verso la Palestina. |