Un ritratto del mondo poetico e umano di Fabrizio De André attraverso le memorie di Fernanda Pivano, Cesare Romana e Michele Serra e con una ricerca inedita di Giovanni Cerutti nel trentesimo anniversario della pubblicazione dell'ultimo album di Faber Anime salve.
Torna in libreria con una nuova edizione ampliata De André il corsaro, con testi di Fernanda Pivano, Cesare G. Romana e Michele Serra, a cura e con un testo di Giovanni A. Cerutti. L'occasione è una l'esito di una ricerca che esplora la connessione finora sconosciuta che lega la famiglia De André e De Gregori al territorio fra il Cusio e la Valsesia. Nel 2026 ricorre inoltre il trentesimo anniversario della pubblicazione dell'ultimo album di Faber Anime salve (19 settembre 1996).
Perché De André "corsaro"? Il curatore ricorda nell'introduzione che «quando si trattò di dare un titolo al percorso che stavamo allestendo, proposi a Cesare [Romana] il riferimento dell’esergo delle Nuvole, nel quale, a parer mio, si riflettevano alcuni tratti distintivi del pensiero di De André, del suo modo di entrare in relazione con il mondo. Venne fuori, così, “il corsaro”; Romana, come accenna anche nel suo scritto, pensando a Pasolini, io, meno intellettualmente, a Salgari. In realtà, Samuel Bellamy non era un corsaro, ma un pirata, perché non aveva mai ricevuto nessuna lettera di corsa, così come nessuna lettera di corsa fu mai in grado di condizionare Fabrizio. Ma la dimensione letteraria e fantastica evocata dalla parola “corsaro”, avulsa dal suo significato storico, aveva – e ha – un fascino irresistibile».
La cattiva strada «luogo deputato di un’etica corsara, porto franco dove il potere non arriva» (Cesare G. Romana), è quella che Fabrizio De André scelse di percorrere per farsi poeta dei diseredati, puro anarchico, «perché l’anarchico deve cominciare con l’essere buono: ecco queste illusioni molto ottocentesche di credere ancora che c’è qualcuno buono. Fabrizio era un buono, accidenti se era buono» (Fernanda Pivano). Il suo carisma nasceva dall’unicità e dalla lontananza, quasi che le sue canzoni e la sua voce venissero da un altrove. La voce, soprattutto, «costruita attorno alla pronuncia precisa delle parole, attorno all’amore per la parola» (Michele Serra), era ciò che lo rendeva straordinario, anche più delle scelte musicali e degli argomenti di cui cantava.
Giovanni A. Cerutti, storico e saggista, direttore della Fondazione Marazza di Borgomanero, è cultore della materia in Scienza politica all’Università degli studi di Milano. Per Interlinea ha scritto L'allenatore ad Auschwitz. Árpád Weisz: dai campi di calcio italiani al lager e ha curato De Andrè il corsaro, di Michele Serra, Fernanda Pivano e Cesare Romana, Bob Dylan. Play a song for me, Quel Natale nella steppa, Cantautori a Natale e Ma la fortuna dei poveri dura poco.
Fernanda Pivano (1917-2009), scrittrice e giornalista, è stata autrice di numerosissime pubblicazioni e traduttrice dei maggiori scrittori Usa. Profonda conoscitrice delle culture “alternative” americane e amica personale di Fabrizio De André, è stata una delle sue biografe più apprezzate. Cesare Romana, giornalista musicale, è il vero e proprio custode della memoria storica di De André. Michele Serra è giornalista, scrittore e autore della rubrica quotidiana “L’Amaca” su “la Repubblica” e amico di Fabrizio De André.
Inserisci un commento