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Erba e l'ippopotamo che sfiorò il cielo

Recensione di: L’ippopotamo
18.09.2022
Da "Avvenire", Roberto Cicala su L'ippopotamo di Luciano Erba a cura di Samuele Fioravanti

«Erba è un grande suggeritore di interrogativi più che risposte e questo è uno dei suoi valori maggiori. Lo sa chi ha avuto il dono di conoscerlo ed essergli amico frequentandolo sul suo terrazzo­ osservatorio «a trenta metri dal suolo», sopra una Milano al tramonto, davanti al quale offriva i suoi tipici stupori a occhi aperti, ben espressi in un autoritratto lirico: "interroghi l'alfabeto delle cose / ma al tuo non capire niente di ogni sera / sai la risposta di un mazzo di rose?".»


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L’ippopotamo

di Luciano Erba

editore: Interlinea

pagine: 208

Nel centenario di Luciano Erba (1922-2010), poeta appartato eppure tra i più importanti del Novecento, è proposta un’edizione commentata dell’opera più celebre, L’ippopotamo (premio Librex-Guggenheim-Montale), perché «forse la galleria che si apre / l’ippopotamo nel folto della giungla / per arrivare al fiume, ai curvi pascoli» rappresenta l’emblema della ricerca umana, tra natura, attese e sogni. In questi testi Erba predilige una poesia di piccole cose quotidiane per parlare dei grandi interrogativi dell’esistenza e della vita civile, nel dubbio (metafisico e aperto alla speranza) che «forse questo e qualsiasi tracciato… / altro non sono / che eventi privi d’ombra e di riflesso / soltanto un segno che segna se stesso».

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