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«Ero Giovanni, sono Giovanna I versi non possono tacere la vita»

Recensione di: Dolore minimo
23.08.2019
Da "Corriere della Sera", Cristina Taglietti su Dolore minimo di Giovanna Cristina Vivinetto

«Penso che chi scrive non possa mai prescindere dalla propria storia. Può rielaborarla, sublimarla, può parlare di quello parlando d'altro, ma ciò che vivi viene sempre a chiederti il conto. Ho scritto Dolore minimo abbastanza rapidamente, in due anni. E ora mi rendo conto di come, su certe scelte, sia stata un po' ingenua. Certo, sono consapevole che la mia storia ha avuto il suo peso sulla ricezione dell'opera. Però quando Franco Buffoni lesse le mie poesie la prima volta non aveva nemmeno capito che parlavo di me. E il termine transessuale nel libro ricorre due volte, la prima dopo 70 pagine. Non è una cosa esibita, però certo la storia è quella e sarebbe stupido nasconderla».

Dolore minimo

di Giovanna Cristina Vivinetto

editore: Interlinea

pagine: 148

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere, per la prima volta in Italia, il muro del silenzioso tabù culturale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di caso letterario dell’anno. «Quando nacqui mia madre / mi fece un dono antichissimo. / Il dono dell’indovino Tiresia: / mutare sesso una volta nella vita», narra Giovanna Cristina Vivinetto, che, in questo dirompente diario in versi, confessa: «non mi sono mai conosciuta / se non nel dolore bambino / di avvertirmi a un tratto / così divisa. Così tanto parziale».

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