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Faraj Bayrakdar, la poesia che rompe la gabbia dell'esilio

Recensione di: Specchi dell’assenza
30.01.2019
Da "Il Manifesto", Francesca Del Vecchio su Specchi dell'assenza di Farj Bayrakdar

«"Specchi dell'assenza è rimasto fermo per 5 anni: avevo inviato il manoscritto al Ministero della Cultura siriano, che però negò il consenso alla pubblicazione. Così, i miei versi sono rimasti chiusi in un cassetto
fino a quando non è arrivato un altro impiegato: uno scrittore che mi ha telefonato per dirmi di aver trovato il manoscritto e che acconsentiva alla pubblicazione. Lo avvisai che se avesse osato cancellare o modificare anche una sola parola, mi sarei regolato di conseguenza. Il manoscritto venne pubblicato regolarmente, ma i servizi segreti non permisero che arrivasse nelle librerie. Poi, un amico che lavorava al Ministero iniziò a trafugare un po' alla volta le copie giacenti negli uffici per distribuirle gratuitamente, finché non fossero finite"».

Specchi dell’assenza

di Faraj Bayrakdar

editore: Interlinea

pagine: 120

«La scrittura in carcere è stata un atto di resistenza» dichiara Faraj Bayrakdar, il poeta siriano che è stato arrestato più volte dal regime di Hafez Assad subendo il completo isolamento dal 1987 al 1993, senza carta né inchiostro per scrivere. In questa raccolta immagina specchi che «potevano / essere acqua pura / puro silenzio / o almeno puro pianto» ma le circostanze li hanno trasformati in «pietra / e il tintinnio del tempo e del luogo / aveva una macchia che somiglia a sangue». Eppure, anche nell’assenza dal mondo e nella crudezza della detenzione, il poeta pensa che «un uccello / basta / perché non cada il cielo». Con la stessa fede incrollabile nell’uomo e nella parola, Bayrakdar, rilasciato nel 2000 e residente in Svezia dal 2005, continua a scrivere e a lottare contro il regime degli Assad, per una Siria libera e democratica. Come scrive lui stesso nel 2015, in uno degli inediti che chiudono questo libro, «il suo senso di giustizia / gli dà un senso di forza / così non s’interroga mai / sul grado di debolezza / che affligge / il dittatore».

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