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La fuga in avanti nel divenire, ne L'impazienza, di Pennisi

Recensione di: L'impazienza
30.05.2019
Su "I Poeti del Parco" di Maria Gabriella Canfanelli, su L'impazienza di Renato Pennisi

«Scorre all’incontrario, la pellicola, mostra visioni d’insieme e ricordi, cataloga dettagli emersi dal territorio interno, dalla memoria, dall’altro ‘dove’ in cui tutto è rimasto (e che la poesia mette a fuoco), cineteca della giovinezza e dell’infanzia, e sono, questi, gli anni sessanta del secolo scorso, della curiosità frammista all’impazienza di diventare grandi, dello sguardo bambino meticoloso, attento a catturare i particolari e il gesto della madre (solleva i capelli neri) in un interno quotidiano; sequenza su sequenza, si snoda un film eletto a simbolo di quegli anni, la storia semplice di quando un po’ tutti eravamo ‘poveri ma belli’, ed era intatta, non ancora dissipata la fiducia nel futuro»

L'impazienza

di Renato Pennisi

editore: Interlinea

pagine: 88

«Abbaglia il bianco della pagina» dove «le storie i libri si consumano»

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