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La geografia del ricordo

Recensione di: Mandato a memoria
28.03.2020
Da "Via Po Cultura", Giuseppe Manitta su "Mandato a memoria" di Stefano Pini

«Mandare a memoria” è un’azione di per sé forte perché significa imparare a ricordare, quasi fosse un esercizio indispensabile e al contempo l’unica soluzione possibile: «Ci è stato dato questo e non  altro / il calore che si estingue in un esercizio / mandato a memoria, nei cortili». Titolo e versi ai quali si rimanda pongono, dunque, una questione classicamente lirica che riguarda l’aspetto rammemmorativo,un’ escavazione che, in Stefano Pini, non è tanto il vagheggiamento del passato, ma si rivolge ad un’accezione più complessa, a tratti finanche collettiva. Per essere più chiari, viene a  crearsi in “Mandato a memoria” (Interlinea, 2019) un vero e proprio reticolo di luoghi, di persone, di spostamenti, di increspature emozionali, nel quale non sempre lo sguardo del poeta è rivolto a sé, ma in molte occasioni cerca un rischiaramento attraverso la visione e l’accensione onirica - »

Mandato a memoria

di Stefano Pini

editore: Interlinea

pagine: 96

«La piega dei fogli che ho letto» e un «labirinto tra i campi» sono le tracce di un ritorno all’origine delle parole che Stefano Pini compie provando a esprimere l’indicibile che è il nervo sempre scoperto della poesia. È un tempo della memoria, proiettata nelle ombre del contemporaneo, da mappare come un reticolo urbano in una Milano dove «accadevano seconde e terze vite». Luoghi, paesaggi e città, personaggi misteriosi e ossessioni di una modernità cresciuta sulle macerie del muro di Berlino e approdata alla stentorea fissazione digitale si incontrano in un pendolarismo imperfetto tra metropoli e provincia, privato e pubblico. In questo «tempo sospeso» la parola riesce a far riemergere i lettori, come palombari dalle profondità, anche se nessuno spiega questa «azione sacra / che spera».

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