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«La poesia per spezzare i tanti pregiudizi contro noi transessuali»

Recensione di: Dolore minimo
19.10.2019
Da "L'Unione Sarda", Daniela Melis su Dolore minimo di Giovanna Cristina Vivinetto

«Ieri a Sassari ha ricevuto due premi. Uno molto importante in questo momento: è stata votata da 4 mila studenti come miglior poetessa dell'anno. I 4 mila studenti rappresentano un
successo pedagogico che certamente fa a pugni con l'immeritato licenziamento, Il secondo è quello dedicatogli dalla città di Sassari per il valore sociale delle sue liriche. Più che liriche, un poema su sé stessa, sulla durissima battaglia per amare ed amarsi, per diventare non ciò che si vuole, ma ciò che si deve. Perché la natura, ogni tanto, fa degli errori E spetta alle persone
porvi rimedio, riportando tutto nei canali giusti.»

Dolore minimo

di Giovanna Cristina Vivinetto

editore: Interlinea

pagine: 148

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere, per la prima volta in Italia, il muro del silenzioso tabù culturale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di caso letterario dell’anno. «Quando nacqui mia madre / mi fece un dono antichissimo. / Il dono dell’indovino Tiresia: / mutare sesso una volta nella vita», narra Giovanna Cristina Vivinetto, che, in questo dirompente diario in versi, confessa: «non mi sono mai conosciuta / se non nel dolore bambino / di avvertirmi a un tratto / così divisa. Così tanto parziale».

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