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Lo scrittore milanese indaga sé e la sua città

Recensione di: Notti e nebbie
11.11.2018
Da "La Lettura", Ermanno Paccagnini su Notti e nebbie di Carlo Castellaneta

«Una Milano protagonista "materna" e avvolgente, sotto il cui mantello sono venute via via disponendosi le
tante storie che l'hanno rivisitata nel corso delle sue trasfigurazioni, una volta pagato dazio allo scoperto autobiografismo del romanzo d'esordio: quel Viaggio col padre pubblicato nel 1958 grazie a Vittorini, dove comunque la città fa da riferimento in flashback nel viaggio che padre e figlio compiono verso Foggia per recarsi ai funerali del nonno, e senza che comunque tra i due riesca a ristabilirsi un dialogo. Una storia di presa di coscienza che, al pari dei dati autobiografici disseminati nelle varie opere, fungerà da basso continuo più meno marcato nelle narrazioni sempre intensamente agganciate alla realtà del nostro tempo».
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Notti e nebbie

di Carlo Castellaneta

editore: Interlinea

pagine: 240

La Milano dell’ultima guerra nella stagione dell’occupazione nazista vista attraverso le vicissitudini di un commissario della polizia politica, tra la passione carnale per le donne e l’attaccamento agli ideali del fascismo ormai in mezzo a una guerra civile. Notti e nebbie, con «un gusto quasi viscontiano per il senso di putrefazione morale e corruzione fisica», è il primo romanzo italiano che ha raccontato il tragico periodo di Salò e della Resistenza con la voce narrante di chi aveva scelto il regime. Il noir di Carlo Castellaneta torna, a cinque anni dalla morte dell’autore, a rappresentare (come scrive Ermanno Paccagnini nel saggio conclusivo) «situazioni del passato che si vedono riproporsi nel presente».

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