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Luciano Erba, come riconoscere un maestro e diventarne amico

Recensione di: L’ippopotamo
21.09.2022
Da "Secondo tempo", Roberto Cicala su Luciano Erba

«La cultura letteraria del Duemila ha bisogno dell’eredità di poeti come Luciano Erba e per questo è salutare tornare a leggere e seguire gli itinerari di questo «tranviere metafisico» capace di confessare che «il binario da prendere era un altro». Era fatto così, questo maestro divenuto amico, questo anziano abituato a parlare ai giovani: "Quanto a me ricordatemi come volete / ancor meglio se ne fate a meno, vivete!".»

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L’ippopotamo

di Luciano Erba

editore: Interlinea

pagine: 208

Nel centenario di Luciano Erba (1922-2010), poeta appartato eppure tra i più importanti del Novecento, è proposta un’edizione commentata dell’opera più celebre, L’ippopotamo (premio Librex-Guggenheim-Montale), perché «forse la galleria che si apre / l’ippopotamo nel folto della giungla / per arrivare al fiume, ai curvi pascoli» rappresenta l’emblema della ricerca umana, tra natura, attese e sogni. In questi testi Erba predilige una poesia di piccole cose quotidiane per parlare dei grandi interrogativi dell’esistenza e della vita civile, nel dubbio (metafisico e aperto alla speranza) che «forse questo e qualsiasi tracciato… / altro non sono / che eventi privi d’ombra e di riflesso / soltanto un segno che segna se stesso».

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