Metamorfosi del corpo e della vita
«Di Giovanna Cristina Vivinetto si è parlato e si continua a parlare moltissimo. A partire dal suo primo libro di versi, Dolore minimo (uscito per Interlinea due anni fa), in cui la giovanissima autrice siracusana affrontava per prima in Italia la questione della propria transessualità, il suo è diventato subito un caso (giornali, rotocalchi, televisioni, social), in cui la poesia tuttavia ha finito per entrarci poco o nulla. Tutto, in realtà, era partito dalla rivendicazione di ragioni assolutamente sacrosante, vale a dire dalla difesa della propria libertà e dignità personale di contro ad attacchi stupidi, settari, volgari. Ma poi, come spesso accade, l'onda della presenza pubblica ha cominciato ad avanzare per conto proprio, autoalimentandosi secondo
i suoi modi specifici, che Giovanna Cristina, va riconosciuto, ha fatto mostra di saper cavalcare con indubbio talento. Della scrittura poetica, comunque sia, si sono perse troppo presto le tracce. Eppure, se si guarda alla sua poesia tutta la questione
assume una fisionomia meno effimera o pretestuosa e, viceversa, più proporzionata e più credibile. »









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