Mi hanno detto che sono un filo di ferro di Luciano Erba

Recensione di: L’ippopotamo
02.11.2022
L’ippopotamo
Da "Maremosso magazine", su L'ippopotamo di Luciano Erba

«Ed ecco il punto centrale: tutta quanta la poesia di Erba è fatta non di asseverazioni, ma di interrogativi. Anche in questo testo, raccolto ne L’ippopotamo, libro uscito nel 1989, è così. Il poeta chiede, dubita, ipotizza, lasciando infine il discorso sospeso, il cerchio aperto. Ed è in quel varco, in quello spazio lasciato schiuso, che il lettore può a sua volta trovare un accesso, introdursi nel ragionamento perplesso dell’autore, fare proprio il suo discorso costituito da cose, da esperienze di ogni giorno: un discorso svolto con tono svagato e minimale».

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L’ippopotamo

di Luciano Erba

editore: Interlinea

pagine: 208

Nel centenario di Luciano Erba (1922-2010), poeta appartato eppure tra i più importanti del Novecento, è proposta un’edizione commentata dell’opera più celebre, L’ippopotamo (premio Librex-Guggenheim-Montale), perché «forse la galleria che si apre / l’ippopotamo nel folto della giungla / per arrivare al fiume, ai curvi pascoli» rappresenta l’emblema della ricerca umana, tra natura, attese e sogni. In questi testi Erba predilige una poesia di piccole cose quotidiane per parlare dei grandi interrogativi dell’esistenza e della vita civile, nel dubbio (metafisico e aperto alla speranza) che «forse questo e qualsiasi tracciato… / altro non sono / che eventi privi d’ombra e di riflesso / soltanto un segno che segna se stesso».

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