Per Valeria Rossella. La signora della luccicanza

Da "Rivista clanDestino" , Davide Rondoni su Quello che vedo di Valeria Rossella
«Valeria Rossella è nome noto ai veri estimatori della poesia, per le sue raccolte, per i suoi studi, per le sue traduzioni dal polacco, da Czeslaw Miloszc a Chopin. In questa asciutta e potente nuova raccolta, mostra per così dire il motivo di questa fedeltà alla poesia. Il titolo così netto, spoglio, dimostra in tutta la sua esatta forza il nucleo vitale del percorso della Rossella. "Quello che vedo" - titolo che sembra in dialogo con il "Veder cose" di Seamus Heaney - si introduce con una "Aubade" (genere di componimento caro a Ungaretti, e anche a Caproni) dove il tempo "piange ininterrotto". La poesia della Rossella è un un'alba che abita nel pianto ininterrotto del tempo, e lo fa con grazia e mano ferma di stile, con libertà di percezione e di geografie esteriori e interiori. In questa raccolta è memorabile la sua Torino abitata da presenze prodigiosamente contemporanee.»
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«Valeria Rossella è nome noto ai veri estimatori della poesia, per le sue raccolte, per i suoi studi, per le sue traduzioni dal polacco, da Czeslaw Miloszc a Chopin. In questa asciutta e potente nuova raccolta, mostra per così dire il motivo di questa fedeltà alla poesia. Il titolo così netto, spoglio, dimostra in tutta la sua esatta forza il nucleo vitale del percorso della Rossella. "Quello che vedo" - titolo che sembra in dialogo con il "Veder cose" di Seamus Heaney - si introduce con una "Aubade" (genere di componimento caro a Ungaretti, e anche a Caproni) dove il tempo "piange ininterrotto". La poesia della Rossella è un un'alba che abita nel pianto ininterrotto del tempo, e lo fa con grazia e mano ferma di stile, con libertà di percezione e di geografie esteriori e interiori. In questa raccolta è memorabile la sua Torino abitata da presenze prodigiosamente contemporanee.»
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Quello che vedo
di Valeria Rossella
editore: Interlinea
pagine: 72
Delle cose che il poeta vede e che hanno pari grado di esistenza ma si manifestano diversamente: è ciò di cui parla questo libro di poesia perché è la ragione della poesia stessa. Le visibili passano per i sensi, le invisibili amplificano la realtà, tanto che «la realtà cambia di grado e sale / rapidamente una febbre nelle immagini». È allora una giostra struggente come la vita che, nel suo inarrestabile moto perpetuo, ci restituisce un eterno presente, dove schizzo dal vero e visione convivono: «Vengono a trovarmi gli amici, ma da giovani, / emergono dal permafrost degli anni, / sgranati nel temporaneo disgelo», nella certezza che «il vecchio dio cieco ci vede come ombre» e che, infine, «il grido / che annuncia l’alba pare di un uccello / invece è il tempo che piange ininterrotto».
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