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Quando cantare il mutar sesso è un «dolore minimo»

Recensione di: Dolore minimo
23.08.2019
Da "La Nazione - Viareggio" su Dolore minimo di Giovanna Cristina Vivinetto

«Scrive Dacia Maraini nella prefazione che "il suo continuo essere e non essere quel corpo, vedersi diventare a poco a poco un'altra persona, la gioia, la sorpresa e anche il senso di vuoto di
quella nuova nascita, è raccontato col ritmo serrato e affascinante della sua dolente lingua poetica". Il "dolore minimo" del titolo esprime la complessa condizione transessuale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare di caso letterario dell'anno [...]»

Dolore minimo

di Giovanna Cristina Vivinetto

editore: Interlinea

pagine: 148

Il «dolore minimo» del titolo esprime la complessa condizione transessuale pronunciata con grande potenza poetica, volta a infrangere, per la prima volta in Italia, il muro del silenzioso tabù culturale. La giovane autrice racconta la sua rinascita luminosa con versi, delicati e profondissimi al tempo stesso, che hanno fatto parlare Dacia Maraini e Alessandro Fo di caso letterario dell’anno. «Quando nacqui mia madre / mi fece un dono antichissimo. / Il dono dell’indovino Tiresia: / mutare sesso una volta nella vita», narra Giovanna Cristina Vivinetto, che, in questo dirompente diario in versi, confessa: «non mi sono mai conosciuta / se non nel dolore bambino / di avvertirmi a un tratto / così divisa. Così tanto parziale».

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