Saper navigare nella cultura è il modo per crearne di nuova
Da "Il Piccolo di Alessandria", Giuseppe Codrino su "Edera e altre vergogne" di Leonardo Fortino«Ma in lei lui vide la grazia di un mondo colto e profondo/ per come piegava il collo spiegando il senso del cosmo»: in questo verso, il rapper Murubutu immagina un dialogo fra un uomo incolto e la personificazione della cultura. Ed è tutto qui il senso della conoscenza: quel collo piegato che racconta, oppure la mano di Barbero quando spiega e ancora la voracità sperimentale di Calvino. Un sapere trasmesso con l’en tusiasmo di chi davvero lo possiede, in cui non c’è solo la parola in campo ma tutto un corpo e una mente concentrati sul diffondere. Così è l’ospite di quest’intervista, che con gli occhi fermi e convinti fra una domanda e l’altra racconta di Kafka e di Schnitzler, del cinema d’autore e dei documentari di Herzog. Apre la finestra sulla letteratura scandinàva e la chiude su quella tedesca. Si chiama Leonardo Fortino».
Edera e altre vergogne
di Leonardo Fortino
editore: Interlinea
pagine: 80
Edera e altre vergogne è una raccolta poetica che attraversa il corpo e il paesaggio e, con un linguaggio scarno e simbolico, comunica al lettore un senso di desolazione e rigoglioso straniamento. Le tre sezioni che la compongono sono le tappe di un percorso poetico che, partendo dalla campagna piemontese (Eufe), passa a memorie urbane e ancora rurali (Nach Canossa), raggiungendo infine una dimensione esposta, carnale (Altre vergogne). Una incessante tensione tra il fascino della morte e il totale abbandono del corpo alla natura: «primavera vesti gatte-albero di foglie, i boschi / ma le foglie si / denudano ciondolando per le strade / i collant».








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