Un libro per ricordare Giuseppe Motta studioso novarese di cartografia

Recensione di: Giuseppe Motta
30.09.2022
Giuseppe Motta Da "L'azione", su Giuseppe Motta. Una vita per la cartografia a cura di Maria Motta

«La vita consacrata all'amore per l'alpinismo e alla passione per la cartografia di Giuseppe Motta, studioso novarese e dirigente indimenticabile dell'Istituto Geografico De Agostini, scomparso a febbraio 2022 rivive nel libro curato dalla figlia Maria, Giuseppe Motta. Una vita per la cartografia, edito da interlinea. In queste pagine, corredate da una ricca serie di fotografie, viene ripercorsa la vita e la carriera del cartografo, una personalità dinamica e curiosa che sperimenta sin da giovane diversi interessi, dalle scalate in alta montagna sul suo amato Monte Rosa alla laurea in Scienze Geologiche all'Università di Pavia, che lo porta dopo non molto a diventare collaboratore in De Agostini.»

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Giuseppe Motta

Una vita per la cartografia

a cura di Maria Motta

editore: Interlinea

pagine: 100

«Da ragazzo sognavo sugli atlanti, vi immaginavo viaggi e avventure» è una citazione di Umberto Eco che piaceva a Giuseppe Motta, singolare figura di geografo proveniente da studi di scienze naturali, e in particolare di geologia, con la passione per l’alpinismo sul Monte Rosa. La dedizione al lavoro, unita alla volontà di aggiornarsi periodicamente e alle innate qualità umane, ne fecero per moltissimi anni il punto di riferimento del reparto cartografico dell’Istituto Geografico De Agostini, che con lui conobbe un periodo di notorietà internazionale che non ebbe pari, segnando nel 1982 il culmine della produzione scientifica di alta divulgazione con il nuovo Grande Atlante Geografico De Agostini. Quando lasciò la direzione cartografica dell’Istituto, tenuta dal 1965 al 1995, annotò che «come in altri campi, anche il cartografo dovrà sempre più trasformare il proprio bagaglio culturale per utilizzare al meglio le nuove tecnologie alla base delle quali tuttavia c’è sempre l’uomo con la sua razionalità ma anche con il suo gusto estetico senza di cui la carta non può essere nel contempo un prodotto scientifico, artistico e tecnico».

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