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Corrado Benigni e Julian Zhara ospiti a Madrid

Dove

Quando

L'evento è iniziato:
martedì 8 ottobre 2019
alle 20.00
L'evento si è concluso:
mercoledì 9 ottobre 2019
alle 22.00
Corrado Benigni e Julian Zhara leggeranno dalle loro raccolte poetiche nell'ambito del Festival "I quattro elementi. Festival diffuso di poesia e scrittura"
  • 8 ottobre alle ore 20.00 – LA FORMA DEL VENTO

L’elemento protagonista della serata dell’8 ottobre sarà l’Aria, raccontato dai poeti Corrado Benigni,Tommaso Di Dio, Piero Salabè e Ida Travi in dialogo con il suono metallico e leggero dell’hang di Francesco Agnello e le improvvisazioni della ballerina italo-giapponese Masako Matsushita.

  •  9 ottobre alle ore 20.00 – OPERE IN FIAMME

Il Fuoco, protagonista della terza e ultima serata, è l’elemento attorno a cui ruota la poesia di Antonella Bukovaz, Giovanna Frene, Rosaria Lo Russo, Sara Ventroni e Julian Zhara, le cui letture saranno seguite dalla musica di Paolo Angeli e della sua straordinaria chitarra-orchestra.

Accanto e oltre le letture, le performance e le improvvisazioni, prosegue poi quello che è il momento di ricerca e di approfondimento del Festival, con le due giornate di lavoro dedicate al progetto, o meglio all’esperimento, della Mappa Immaginaria della poesia italiana contemporanea, un esercizio di esplorazione reale e virtuale sulla percezione e l’autopercezione di chi fa poesia in Italia oggi, affidato agli stessi poeti, ai critici, ai grandi lettori di poesia.

Tribunale della mente
Corrado Benigni
La giustizia vista con gli occhi di un poeta. Una lotta costante tra cuore e cervello, il primo a dettare la sua sapienza, l’antica sapientia cordis, che tutto già sa e prevede
Tempo riflesso
Corrado Benigni
Corrado Benigni riflette sul tempo delle nostre esistenze, quasi un «rarefarsi in forma di persone», in questo libro che è un tentativo di sottrarsi al flusso della vita e quindi di condensare il tempo
Vera deve morire
Julian Zhara
«Strappami la lingua madre poi / avvicina la tua bocca alla mia, / amplificami i lamenti» invita Julian Zhara dal suo locale alla Giudecca dove impasta la lingua della comunicazione quotidiana e della sua formazione (l’italiano) con quella dell’infanzia e dell’inconscio (l’albanese). Il giovane poeta all’esordio distilla «parole semplici, poche, dentro la bocca / come il picchiettìo del rubinetto / chiuso male» e sotto un titolo shakespeariano racconta «il nostro sogno vile: / amarci senza dolore». È un diario teso e palpitante di un amore maledetto che non finisce bene, vissuto e descritto con una temperatura stilistica altissima, quasi febbricitante, che al di là del finale drammatico irretisce il lettore fin dall’appello d’esordio: «ma adesso mi ascolti!»


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