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All'esilio non c'è rimedio, rimane la nostalgia

Recensione di: Quello che vedo
05.06.2022
Da "La lettura", Daniele Piccini su Quello che vedo di Valeria Rossella

«Si prenda una poesia, si direbbe esemplare, come Animale profeta; una gatta bianca, che sembra però anche una colomba, dotata di parola, al modo dei miti più che delle favole, si rivolge all'«io» poetico: «Hai voglia di piangere — disse passando dietro la finestra/ la gatta bianca come una colomba./ No non è vero — risposi infastidita/ Ma io sento l'odore delle lacrime — disse la gatta/ che forse era una colomba—viene da te, lo sento/ Va' via ti prego, non hanno/ odore le lacrime, non ce l'hanno —/mi uscì la voce come uno sciacquio/ La gatta, o forse la colomba, saltò via, in un lampo, / e mi lasciò/ con tutte quelle sconosciute lacrime». E uno dei testi che compongono il libro Quello che vedo (Interlinea), la cui densità è inversamente proporzionale alla mole.»

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Quello che vedo

di Valeria Rossella

editore: Interlinea

pagine: 72

Delle cose che il poeta vede e che hanno pari grado di esistenza ma si manifestano diversamente: è ciò di cui parla questo libro di poesia perché è la ragione della poesia stessa. Le visibili passano per i sensi, le invisibili amplificano la realtà, tanto che «la realtà cambia di grado e sale / rapidamente una febbre nelle immagini». È allora una giostra struggente come la vita che, nel suo inarrestabile moto perpetuo, ci restituisce un eterno presente, dove schizzo dal vero e visione convivono: «Vengono a trovarmi gli amici, ma da giovani, / emergono dal permafrost degli anni, / sgranati nel temporaneo disgelo», nella certezza che «il vecchio dio cieco ci vede come ombre» e che, infine, «il grido / che annuncia l’alba pare di un uccello / invece è il tempo che piange ininterrotto».

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