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Cittadine o traditrici le donne di Pavese raccontate in 31 poesie

Recensione di: Donne appassionate
04.07.2022
Da "la Repubblica - Torino", Gian Luca Favetto su Donne appassionate. Poesie d'amore e morte di Cesare Pavese a cura di Giovanni Tesio

«Perché sempre poesia? Sbuca ovunque, riemerge, accompagna. Con la sua marginalità, resiste, anzi, furoreggia. La poesia, che è un modo, sì, di scrivere e scavare, andare in cerca del mistero e dell'indicibile. Ma è soprattutto un modo di guardare e affrontare il mondo. Dopodiché, si cerca un senso e un suono per balbettarlo, questo mistero, questo indicibile, questo mondo, nascosto a volte dentro noi stessi. È un pensiero che viene di fronte a un nuovo piccolo libro. Di poesia, naturalmente, attuale e antico: "Donne appassionate. Poesie d'amore e morte". Lo firma Cesare Pavese, perché dello scrittore di "La luna e i falò" e "Il mestiere di vivere" sono le trentuno poesie raccolte e pubblicate dall'editore Interlinea. La cura, la scelta e il commento sono di Giovanni Tesio, docente universitario, critico, appassionato e severo cultore di letteratura, che per lui è questione etica prima ancora che estetica. Lo si vede anche in quest'ultimo lavoro. Che racconta così: "È nato da una proposta dell'editore, per cui avevo già curato due antologie, 'Nell'abisso del Lager', una scelta di voci poetiche sulla Shoah, e 'Nel buco nero di Auschwitz', che raccoglie prose e brani teatrali.»

LEGGI L'ARTICOLO

Donne appassionate

Poesie d’amore e morte

di Cesare Pavese

editore: Interlinea

pagine: 96

«Il tema delle donne in Pavese è più che mai vivo. La spesso convocata misoginia di Pavese non è altro che la maschera di una solitudine bisognosa di essere colmata, di una ricerca spasmodica di completezza, di una unità mancante, di una amorosa compensazione», come scrive Giovanni Tesio in questa nuova antologia dei testi più belli dedicati all’amore e anche alla morte fin dal più celebre verso: «Verrà la morte e avrà i tuoi occhi». Un’occasione per ritrovare l’energia poetica di Pavese, «la sua ricchezza: la nostra salvezza, la sua dannazione».

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