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I Moncalvo. Enrico Castelnuovo

Recensione di: I Moncalvo
09.01.2020
da "IL Foglio", Eugenio Murrali su "I Moncalvo" di Enrico Castelnuovo

«A posteriori impressionano taluni dettagli e si amplificano ai nostri occhi di lettori, consapevoli della futura Shoah, certi sguardi da cui si percepisce "tutto l'odio di razza tramandato di generazione in generazione". Ma quel che allora interessava all'autore, come ben ci spiega Romani, era che questo romanzo della letteratura ebraicoitaliana potesse raccontare la crisi della società di inizio Novecento, e, di fondo, il fallimento degli ideali risorgimentali di democratica fratellanza, che a quell'altezza della Storia non avrebbero dovuto più registrare il tema dell'integrazione degli ebrei e tantomeno quello della loro discriminazione.»

I Moncalvo

di Enrico Castelnuovo

editore: Interlinea

pagine: 244

«Chi aveva la gloria, chi la ricchezza, chi il blasone; la felicità non l’aveva nessuno»: è quasi un’epopea quella dei Moncalvo, famiglia di un ricco banchiere ebreo che vive a Roma e cerca con ogni mezzo di entrare a far parte dell’aristocrazia reazionaria papalina cui si contrappone la figura del fratello Giacomo, austero scienziato positivista. Il libro di Enrico Castelnuovo (1839-1915), in fase di riscoperta e di studio nelle università americane, è uno dei testi tipici del realismo tardoromantico a cavallo del 1900 dentro «il ritratto quasi buddenbrookiano di una famiglia ebraica tra l’ansia di riconoscimento sociale e la fedeltà ai valori della scienza». A cura di Gabriella Romani con una nota di Alberto Cavaglion che definisce I Moncalvo un avvincente «romanzo a tesi».

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