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I suoni, guida ipnotica per l'inconscio

Recensione di: Verso la ruggine
19.06.2022
Da "Domenica - Il Sole 24Ore", Lara Ricci su Verso la ruggine di Prisca Agustoni

«Lontanissime da una descrizione cronachistica, o solo da una descrizione tout court, sono anche diverse potenti immagini con cui Prisca Agustoni racconta in versi i disastri ambientali di Mariana del 2015 e di Brumadinho del 2019, quando i bacini di decantazione di due miniere di ferro cedettero, uccidendo gli abitanti dei villaggi a valle e disperdendo i veleni per centinaia di chilometri, dallo stato brasiliano del Minas Gerais che dalle miniere addirittura prende il nome fino all'oceano Atlantico. In Verso la ruggine (Interlinea, pagg. 96, € 14, presentazione di Fabio Pusterla), sorta di canto funebre per un ecosistema dedicato ai Krenak, nativi di questa terra saccheggiata «... una gamba di cavallo, nocca/ senza più, redine/ o crina/ come di tronco senza rami/ rotula di cartilagine/ spogliaspunta dalla melma/ e scivola come un sasso» mentre «... chi riesce a liberarsi/ dalla stretta morsa della palta/ osserva, il cuore di stucco,// in basso, la valle dimenarsi/ come una coda d'animale ferito». Quello che resta della catastrofe/ sono decalchi/ stalattiti taglienti/ / sembrano giostre che ruotano fisse / visioni di un mondo calcificato » racconta l'autrice ticinesebrasiliana, immaginando che «se le radici hanno memoria/ come le mine sotterrate// un giorno/ al primo movimento/ al primo passo falso// saranno boccioli color ruggine/ a scoppiare/ minacciosi e indecenti// fiori aperti sul dirupo».»

LEGGI L'ARTICOLO

Verso la ruggine

di Prisca Agustoni

editore: Interlinea

pagine: 96

Questo libro dedicato all’ambiente rappresenta probabilmente il punto più alto, più maturo e più sorprendente della ricerca poetica di Prisca Agustoni, nata e cresciuta in Svizzera ma oggi residente in Brasile. Libro forte, per più di un aspetto affascinante e inquietante, Verso la ruggine trae spunto da una catastrofe ambientale, o per essere più precisi da un eco-crimine perpetrato alcuni anni or sono e seguito a ruota da altri avvenimenti nefasti che riguardano il Brasile ma che per metonimia valgono per tutti noi: nel novembre 2015 crolla una diga nello stato di Minas Gerais e il contenuto tossico di un gigantesco bacino si riversa nel principale fiume della regione, il Rio Doce, devastandolo. Il libro si muove su di un confine fragile e già compromesso: quella frontiera tra la ruggine e il ferro che è suggerita sin dall’inizio. Ma se la ruggine indicherà evidentemente lo sfaldamento, l’usura, lo smangiarsi di ogni certezza, non è detto che il ferro possa costituirsi come polarità positiva e ora sconfitta. Si direbbe piuttosto che i due termini disegnino una morsa atroce, a cui è difficile sfuggire (dalla presentazione di Fabio Pusterla).

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