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Marino Monti

Marino Monti
autore
Interlinea
Marino Monti, nato a San Zeno di Galeata in provincia di Forlì nel 1946, vive a Forlì dove si è diplomato all’istituto tecnico industriale Guglielmo Marconi. Ha svolto la sua attività lavorativa come perito industriale capotecnico nei settori produzione e progettazione industriale. Si è incontrato con la poesia in età relativamente matura. I primi testi risalgono al 1990. Ha pubblicato quattro raccolte in dialetto romagnolo: E’ bat l’ora de’ temp (1998), A l’ombra di dé (2001), L’ânma dla tëra (2004) e Int e’ rispir dla sera (2007), per i tipi dell’editrice La Mandragora di Imola. Per la casa editrice Pazzini, Villa Verrucchio (RN) pubblica nel 2010 Stasón (vincitore del premio Salvo Basso, Catania) e nel 2012 Poesia di Romagna, in dialetto romagnolo, tradotto in portoghese da Anabela Cristina Ferreira, docente all’università di Bologna. Collabora con articoli sulle tradizioni romagnole e con poesie su giornali e riviste. Vincitore e finalista in diversi concorsi poetici è Minéstar dell’antico centro culturale E’ Racòz di Forlì.

Libri dell'autore

Int e’ zét dal mi calér

di Marino Monti

editore: Interlinea

pagine: 144

Poesia d’occasione – in senso non banalizzabile – quella di Marino. Poesia di vita che viene dalle occasioni della vita. Poesia di un poeta sinteticamente lirico, di un poeta che ha la tipica fissità (e si dica pure fissazione) dei lirici; ossia il ritorno frequente agli stessi luoghi (in senso lato), che è poi un ritorno continuo al luogo da cui non si è mai per davvero partiti, da cui non ci si è mai veramente allontanati. Improduttivo sarebbe cercare di ingabbiare questa poesia in sezioni tematiche (anche per questo, credo, Marino non recinta i suoi temi), perché a dettarla sono sempre e solo le “occasioni”, investite di un sentimento che ne riscatta la banalità, che ne estrae l’essenza mettendone in tutta evidenza il valore, la cifra simbolica. Anche se poi in questa poesia non c’è nulla di sovrapposto, di intellettualistico, in definitiva di pretenzioso. Il suo fascino viene, al contrario, dall’estrema decenza del dire, dall’austera e pensosa evidenza delle cose, dalla mai forbita quotidianità delle “parole inventate” (ossia ritrovate).
 

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