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Sergio Villa

Sergio Villa
autore
Interlinea

Sergio Villa nasce a Melzo il 10 gennaio 1951. Si laurea all’Università Statale di Milano in Scienze Politiche il 9 settembre 1976. Nel 1974 viene eletto consigliere comunale a Melzo nel Partito Socialista Italiano, area lombardiana (così chiamata dal nome di Riccardo Lombardi, 1901-1984, esponente della sinistra del partito). Sergio Villa era allora uno dei più giovani consiglieri comunali d’Italia. Per trentacinque anni svolge l’attività di consulente finanziario presso vari istituti bancari. Termina la sua carriera in quella che era la sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, a Milano, dove il 12 dicembre 1969 avvenne l’attentato terroristico che contribuì a cambiare la storia del nostro Paese. Sergio Villa muore a Milano il 9 aprile 2018.

Cinema, musica, letteratura, politica, storia e tante altre cose: queste sono state le sue grandi passioni. Intorno al 1980-1981 scrive con un amico un romanzo giallo che rimarrà inedito. Insieme ad Alessandro Carrera e all’amico già citato pubblica tra il 1983 e il 1987 sulla rivista di studi esoterici “Kemi-Hathor” (Edizioni Riza) la prima parte di un ambiziosissimo ed enciclopedico romanzo a puntate intitolato Il dio del labirinto, che attende di essere edito in volume. Nel 2008 pubblica in edizione privata la prima versione di un romanzo noirintitolato Wilderness, scritto tra il 2006 e il 2007.

Per trentacinque anni si occupa di politica e storia locale, scrivendo soprattutto della sua città, Melzo, e dell’area della Martesana. È stato tra i fondatori del Centro Studi Guglielmo Gentili e della rivista di storia locale “Storia in Martesana. Rassegna on-line di storia locale” (). Pubblica un numero considerevole di volumi, saggi e articoli di storia locale, sempre accurati e scientificamente ineccepibili. Fino «all’ultimo dei miei cuccioli», come amava definirlo, La mappa sbagliata. Un’indagine sul Seicento melzese, scritto con Lino Ladini e che vede la luce nel gennaio 2018, pubblicato dal Comune di Melzo. Sempre nel 2018 la città di Paullo gli assegna il Premio Ambrogio da Paullo per la storiografia locale «per l’intensa ed esemplare attività di storico». Non un premio postumo, perché il comitato che ha deciso l’assegnazione del premio non sapeva della sua morte.

Tra il 2016 e il 2018 lavora alla redazione definitiva di un nuovo romanzo, Il malinteso universale. In quest’ultimo romanzo come in Wilderness, Sergio Villa dà forma letteraria alla sua passione per il racconto giallo-noir, la letteratura tutta e il cinema.

È indubitabile che in politica, nel lavoro, nei suoi scritti Sergio Villa abbia raccolto meno di quanto meritasse, avendo sempre preposto rigore etico e deontologico al raggiungimento di riconoscimenti e successi personali. In politica rinunciò a una possibile carriera (Riccardo Lombardi lo considerava una giovane speranza) per non aver condiviso ordini di partito che lo avrebbero costretto a compromessi per lui inaccettabili. Nel suo lavoro ritenne che la tutela dei risparmiatori e dei clienti a lui affidati fosse più importante delle direttive imposte dalle logiche aziendali. Nel campo della scrittura e nel suo lavoro di storico non acconsentì al facile e al banale, adottando un metodo scientifico di ricerca che padroneggiava con sicurezza. I suoi principi morali, comunque, non gli impedirono flessibilità di pensiero e un confronto critico costante tra le proprie convinzioni e la realtà.

Libri dell'autore

Wilderness

di Sergio Villa

editore: Interlinea

pagine: 280

Wilderness è, per stessa ammissione dell’autore «un divertimento che ho riempito con alcuni personaggi celebri della Hollywood anni cinquanta, Humphrey Bogart, John Huston, Billy Wilder, ma nasce anzitutto da certi sogni intorno a due pellicole sempre amate, Casablanca e Sherlock Junior di Buster Keaton». Protagonista è uno sceneggiatore scontroso e male in arnese che si fa chiamare Shane, che di solito viene pagato per rivedere e riscrivere sceneggiature altrui. Il problema è che ciò che scrive, o anche solo ciò che ha immaginato di scrivere, diventa vero. E siccome per lo più scrive sceneggiature noir, presto si trova in un sacco di guai: la sovrapposizione di finzione e realtà è graduale, ma progressiva e inarrestabile. E il finale è sconosciuto persino a lui

Il malinteso universale

di Sergio Villa

editore: Interlinea

pagine: 352

Il malinteso universale è un omaggio – con una buona dose d’ironia – al genio di Orson Welles, ma soprattutto, come scrive l’autore stesso, una riflessione «sul perché i suoi progetti migliori sono sempre stati interrotti o abbandonati». Ma è anche, come indica il curatore Alessandro Carrera, «un romanzo-puzzle al quale mancherà sempre un pezzo per essere completo, un romanzo-labirinto nel quale si può entrare ma non si può uscire, una meditazione post pirandelliana su personaggi che non hanno più un autore se mai l’hanno avuto, un libro nel quale sembra che non si parli d’altro che di libri che non si possono leggere (in particolare uno, Il dio del labirinto di Herbert Quain) e di film che non si possono vedere (in particolare È tutto vero di Orson Welles)».
 

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