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Allegro Inferno

20.05.2021
Dal "Corriere della Sera", Pietro Gibellini su L'Inferno di Dante riscritto in milanese di Carlo Porta

«Di questa riluttanza all'astrazione fa le spese anche la teoria dell'amor cortese. Nell'episodio di Paolo e Francesca- infatti, Porta non ardisce tradurre la memorabile definizione dell'amore "ch'a nullo amato amar perdona", con quel che segue; il poeta preferisce cimentarsi con la seconda parte del racconto, quella della lettura che conduce i due amanti al bacio fatale. Il pallore che scolora il viso ai due lettori contagiati dall'amore si concreta nel colore del pancotto, attinto a un tavolo di cucina anziché alla tavolozza di un pittore. La delicata Francesca del modello usa qui una lingua franca e sboccata, e i particolari reticenti o volutamente ambigui del racconto originale vengono ridotti drasticamente.»


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L’Inferno di Dante riscritto in milanese

di Carlo Porta

editore: Interlinea

pagine: 136

La prima traduzione del poema di Dante in un dialetto italiano si deve a Carlo Porta. L’Inferno in versi milanesi, seppur frammentario, rappresenta il vero inizio della poesia portiana.

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