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«BELLA CIAO, UN CANTO SENZA PADRI CHE HA PERCORSO I CONTINENTI»

Recensione di: Bella ciao
21.04.2020
Dal "Giornale di Brescia", Andrea Grillini su "Bella ciao" di Cesare Bermani

«Ma originariamente «Bella ciao» era un canto delle mondine?
Solo dopo la Resistenza, quando un certo Vasco Scansani nel 1952 ne fece una versione per le mondine del vercellese. Le origini della canzone le cercavo al Nord Italia, mentre era una canzone del centro e del Sud Italia cantata già all'inizio del '44, mentre da noi al Nord è arrivata solo negli ultimissimi mesi della Resistenza. Ma pare che il ritornello di «Bella ciao» sia stato suonato e inciso già nel 1919 a New York in un 78 giri con il titolo «Klezmer Yiddish swing music ». A portare in America il brano un fisarmonicista zingaro, Mishka Tsiganoff, originario di Odessa, che parlava bene l'yddish, lavorava come musicista klezmer a e New York aprì un ristorante.
«Bella ciao» è la vera colonna sonora della Resistenza italiana, la canzone simbolo di questa grande epopea?
No, perché per un certo periodo è stata «Fischia il vento» la canzone dei partigiani. Anche molti giornalisti e fra questi Giorgio Bocca, che era stato partigiano, poiché la canzone non era stata cantata nella sua formazione di "Giustizia e libertà" nel cuneese, sosteneva che non fosse una canzone nata durante la Resistenza. Poi credo che Bocca si sia ricreduto, perché fu suonata al suo funerale, quando già era diventata però la canzone simbolo dei partigiani. «Fischia il vento» era troppo sovietica per essere la canzone di tutti i partigiani e la sostituirono con «Bella Ciao».»

Bella ciao

Storia e fortuna di una canzone: dalla resistenza italiana all’universalità delle resistenze

di Cesare Bermani

editore: Interlinea

pagine: 96

Ormai Bella ciao è tornata a essere una canzone dei giovani e circola anche all’estero, grazie alla serie Netflix La casa di carta e ai cori delle piazze invase dalle “sardine”. Ma le sue origini sono a lungo rimaste sconosciute, con vere e proprie fake news che negano il suo legame con la lotta partigiana. Il maggiore storico della cultura orale, Cesare Bermani, ricostruisce l’avventura di questo canto popolare «così amato da chi vuole la libertà».

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