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Eisenberg e la guerra sul corpo delle donne

Recensione di: Stupro di guerra
13.06.2020
Da "Il Mattino", Alessandra Pacelli su Stupro di guerra di Mariastella Eisenberg

«Dunque lo stupro come arma di genere, "barbaro segnale di dominazione rafforzato da una distorta visione sessista", come ben spiega in prefazione al volume Rosanna Oliva de Conciliis, sottolineando quanto la violenza  sessuale, peraltro incredibilmente tollerata in zone di guerra perché ritenuta inevitabile, orribilmente rafforzi "il paradigma del ruolo femminile di preda". O, comescrive Eisenberg, "prolifica giovenca de vincitore"».

Stupro di guerra

di Mariastella Eisenberg

editore: Interlinea

pagine: 72

Lo stupro di guerra è arma antica che continua ad essere usata sotto ogni cielo e con continuità, vittime le donne, e non solo; soprattutto non una sola volta, perché il frutto della violenza le costringe a negarsi come madri diventando matrigne della propria carne. Questo è, forse, l’aspetto più atroce della violenza subita, rivederla continuamente nell’innocenza dei figli partoriti, incolpevoli e colpevoli di esistere. Ecco il tema del libro di Mariastella Eisenberg, declinato nell’antichità attraverso Andromaca, già sposa di Ettore e madre di Astianatte, e poi come schiava di Pirro madre di Molosso; fino ai giorni nostri attraverso Amina, vittima di Boko Haram e madre anch’ella di una bambina senza nome.    

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