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Maternità diffìcili. Storie di chi ha detto sì

Recensione di: Donne in cerca di guai
08.06.2018
Da "Noi famiglia & vita", Gianni Vezzani, su Donne in cerca di guai

«"Tutto sommato è meglio non abortire", recita la quarta di copertina di Donne in cerca di guai: un volume a cura di Gianni Mussini, che propone - come da sottotitolo - una serie di Avventure di maternità, con le testimonianze di donne che, aiutate dai centri di aiuto alla vita (Cav) ma soprattutto dal proprio coraggio, hanno deciso di proseguire una gravidanza difficile. Ci sono storie avvincenti come romanzi. Con queste, altre testimonianze che rivelano lo sconfinato rammarico di donne che hanno invece scelto (o sono state costrette a scegliere) l'aborto, e che nessuno naturalmente si permette di giudicare. Il loro rammarico è semmai il nostro, perché una società civile dovrebbe garantire in ogni caso quella "libertà di non abortire" che a troppe madri potenziali è preclusa»

Donne in cerca di guai

Avventure di maternità

a cura di Marina Casini, Claudio Magris, Gianni Mussini

editore: Interlinea

pagine: 88

Tutto sommato è meglio non abortire. Lo dimostrano qui le testimonianze di tante donne che, aiutate dai Centri di Aiuto alla Vita (Cav) ma soprattutto dal proprio coraggio, hanno deciso di proseguire la gravidanza. E lo dimostra anche lo sconfinato rammarico di altre donne che hanno scelto (o sono state costrette a scegliere) l’aborto. Qui scorrono storie e opinioni di personaggi famosi, come Ornella Vanoni, Alexia e Nek, oltre a Celentano, Andrea Bocelli e a un insospettabile Eminem; E Poi Registi Come Pupi Avati E Franco Zeffirelli; Femministe Storiche (Lella Costa, Alessandra Kustermann), Insieme Con La Poetessa Alda Merini. Questo libro – al tempo stesso militante ed ecumenico – nasce dalla consapevolezza che ogni vita «abbia in sé la propria giustificazione». Di qui l’idea suggerita da Claudio Magris nella prefazione: «guai a far dipendere il diritto dell’individuo alla sopravvivenza dall’amore o dall’affetto che altri hanno per lui o, peggio ancora, dalle sue capacità e dalle sue prestazioni». 

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