Cesare Angelini
Titoli dell'autore
Questa mia bassa (e altre terre)
di Cesare Angelini
editore: Interlinea
pagine: 101
Più che un libro di viaggio, Questa mia Bassa è un atto d’amore verso la terra, la memoria e l’anima dei luoghi. Nelle pagine di Cesare Angelini la Bassa pavese, la Lomellina, l’Oltrepò e molte altre terre d’Italia e non solo si trasformano in paesaggi dello spirito, dove storia, natura, arte e fede si intrecciano in una prosa di straordinaria eleganza. Tra risaie, castelli, santuari, città e ricordi d’infanzia, l’autore restituisce il volto autentico di un mondo ricco di umanità e cultura. Emerge uno scrittore ancora vivo nel suo radicamento alla piccola patria padana, amata però di un amore inclusivo che abbraccia anche Torino, la Romagna di Renato Serra, naturalmente Assisi (il cristianesimo di Angelini è francescano naturaliter), spingendosi sino a Napoli. Un capitolo a parte riguarda la Terrasanta, in cui la sua biblica simpatia per gli ebrei fratelli maggiori va a braccetto con quella per gli altri fratelli in Abramo, i musulmani. Parole da rileggere, da tenere con sé, antidoto ai troppi rancori che intristiscono la vita.In occasione del cinquantesimo dalla morte e a 140 anni dalla nascita di Cesare Angelini.
Sonetti dei mesi dell’anno
di Cesare Angelini
editore: Interlinea
pagine: 116
«Stampati da soli, i dodici sonetti sui mesi occuperebbero altrettante pagine, campeggiando ariosi come nel volumetto che Scheiwiller mise fuori nel 1977, l’anno dopo la morte dello scrittore novantenne […]. Forse non dispiacerebbe, ad Angelini, se li chiamassimo idilli, nel senso teocriteo o leopardiano o semplicemente etimologico: dodici quadretti appesi alla bianca parete di una galleria d’arte che vanno valorizzati con un largo passe-partout e da una cornice elegante. Ci si ricorda di quei commentatori che facevano stampare il loro commento in una grande edizione in folio: al centro, come un francobollo, qualche riga di un testo sacro o profano, comunque venerato, e tutt’intorno l’apparato di chiose e commenti. Così ha fatto Mussini per la corona dei mesi: ciascun sonetto introdotto da un cappello, si appoggia sul piedistallo dell’apparato di varianti, cui segue l’ampia spiegazione, nel senso proprio del termine» (dalla Presentazione di Pietro Gibellini).
«Queste nostre benedette lettere»
Carteggio (1928-1974)
di Cesare Angelini e Enrico Falqui
editore: Interlinea
pagine: 228
Dalle lettere scritte in quasi mezzo secolo tra Cesare Angelini ed Enrico Falqui emerge uno spaccato della letteratura italiana tra 1928 e 1974. La corrispondenza prende avvio in occasione dell’allestimento di un’antologia: «andremmo molto d’accordo – se ci trovassimo insieme – nel leggere i poeti e le loro parole». La miccia è accesa e i due finiscono per scoprirsi amici, indirizzandosi testi proprî e altrui in un confronto che, di fatto, non si interromperà più, nel segno della letteratura come vita e della civiltà della carta. Scrive Giuseppe Antonelli nell’introduzione: «l’unica tecnologia che nelle lettere poteva frapporsi tra i due interlocutori era quella della macchina da scrivere. “La testa è una e la nostra penna non ancora funziona a macchina”, afferma a un certo punto Falqui. A rileggerlo oggi, in anni in cui sempre più testi – lettere comprese – vengono scritti dalle cosiddette intelligenze artificiali, suona quasi come un monito».
Critica e carità
Lettere (1934-1965)
di Cesare Angelini e Gianfranco Contini
editore: Interlinea
pagine: 144
Le lettere tra Gianfranco Contini e Cesare Angelini in questo volume che mostra fra i due «il senso di un’amicizia ritrovata una consolante somiglianza d’anima»








