Il tuo browser non supporta JavaScript!

Alla ricerca del "tu" poetico con "Vergine luna"

Alla ricerca del "tu" poetico con "Vergine luna" Alla ricerca del "tu" poetico con "Vergine luna"
                                                                                                                                         VERGINE LUNA
                                                                                                                    Il tu nella poesia e nella preghiera
                                                                                                                              di Anna Maria D'Ambrosio

 « Dolce e chiara è la notte e senza vento, / e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti / posa la luna, e di lontan rivela / serena ogni montagna»


Nella collana "Biblioteca" di Interlinea esce la novità per la primavera 2020:  Vergine luna, Il tu nella poesia e nella preghiera (pp. 152, euro 20,00), della scrittrice docente Anna Maria D'ambrosio.
 «Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna?». Nell’atto dello scrivere a chi si rivolge il poeta? E a chi si rivolge il fedele in preghiera? Sono le domande che tracciano un affascinante itinerario alla ricerca del vero interlocutore nella poesia (da Leopardi a Emily Dickinson, da Rilke ad Antonia Pozzi) e nella preghiera (dai Salmi al Padre nostro, dalla lauda alle Confessioni di sant’Agostino e al “Tu” dei mistici, fino all’apostrofe irriverente di Baudelaire all’«ipocrita lettore, mio simile, fratello!»). Una riflessione che accompagna e coinvolge il lettore nella ricerca dell' interlocutore assente, che rappresenta l’Altro rispetto all’io. La rassegna di testi selezionata da Anna Maria D’Ambrosio in Vergine luna deriva da una lettura trasversale di poesie e preghiere alla ricerca dell’interlocutore, al fine di giungere a uno schema interpretativo applicabile a una serie illimitata di testi. L’autrice segnala «il diverso atteggiamento nei confronti dell’ipotetico interlocutore: la preghiera ha fede in lui, la poesia lo ricerca trovandolo, di volta in volta, nei soggetti più disparati». 

Anna Maria D’Ambrosio, nata a Novara, dove vive, si è laureata in Pedagogia presso l’università di Torino ed è abilitata in Filosofia. Nel 2011 ha vinto il premio Rhegium Julii per l’inedito di poesia con la raccolta Costretti a calpestare l’erba, finalista al premio A. Manzoni 2013. Con Interlinea ha pubblicato il suo libro d’esordio, la raccolta poetica Di fiori e di foglie (2013): premio Giovane Holden Edizioni 2015 e premio F. Kafka 2015, e il romanzo Devi solo cadere con me (2016). Con Giovane Holden Edizioni ha pubblicato nel 2016 la raccolta di racconti Le parole del pettirosso e con Italic Edizioni 2019 la silloge poetica Attorno a un giardino. 

In anteprima assoluta l'introduzione dal libro:
« L’INTERLOCUTORE ASSENTE

L’interlocutore è colui che prende parte a un dialogo; designato da un nome proprio, talvolta da un nome comune o da un pronome personale, rappresenta l’Altro rispetto all’io. Il modo più diffuso in cui lo si nomina è il tu: il pronome che indica la seconda persona singolare. Il tu possiede un’intensa carica emotiva. Dare del tu esprime confidenza, familiarità o consuetudine, diminuisce la distanza, semplifica i rapporti, colora di una tonalità affettiva la relazione.
Una prima intuizione sull’«assoluto tu» del mistico, dovuta alla lettura di un brano di Sören Kierkegaard, ha fornito la spinta iniziale che ha messo in moto questo lavoro di ricerca sull’interlocutore nella poesia e nella preghiera. Sprigionando la potenza di un tu così onnicomprensivo da risultare assoluto, quell’espressione mi diede l’idea di un confidente vicino e avvolgente, a cui abbandonarsi in cerca di sostegno e subito dopo di una somiglianza fra il tu della preghiera e quello della poesia.
A chi si rivolge il fedele in preghiera? E nell’atto dello scrivere a chi si rivolge il poeta? Entrambi parlano a un tu che non hanno davanti a sé, di fatto a un interlocutore assente. La somiglianza degli interlocutori nelle due modalità espressive rimanda all’affinità tra poesia e preghiera.

Presi dal coltivare distinzioni e differenze – scrive Maria Zambrano – abbiamo dimenticato l’unità che risiede nel fondo di ogni uomo che crea attraverso la parola: la poiesis, espressione e creazione al medesimo tempo, unità sacra dalla quale nasceranno, per rivelazioni successive, separandosi alla nascita – la nascita è sempre una separazione –, la Poesia nelle sue differenti tipologie, e la Filosofia.
 
Poesia e Filosofia si staccano dal nucleo unitario del sacro.

“Sacro” è parola indoeuropea che significa “separato”. La sacralità, quindi, non è una condizione spirituale o morale, ma una qualità che inerisce a ciò che ha relazione e contatto con potenze che l’uomo, non potendo dominare, avverte come superiori a sé, e come tali attribuibili a una dimensione, in seguito denominata “divina”, pensata comunque come “separata” e “altra” rispetto al mondo umano. Dal sacro l’uomo tende a tenersi lontano, come sempre accade di fronte a ciò che si teme, e al tempo stesso ne è attratto come lo si può essere nei confronti dell’origine da cui un giorno ci si è emancipati – spiega Umberto Galimberti –. Questo rapporto ambivalente è l’essenza di ogni religione che, come vuole la parola, recinge, tenendola in sé raccolta (re-legere), l’area del sacro, in modo da garantirne ad un tempo la separazione e il contatto, che restano comunque regolati da pratiche rituali capaci da un lato di evitare l’espansione incontrollata del sacro e dall’altro la sua  inaccessibilità.

Anticamente, quando non erano distinte, gravitando attorno al territorio del sacro, del mistero e delle più vive interrogazioni, Religione, Poesia e Filosofia procedevano assieme. Tralasciando per motivi argomentativi quest’ultima, è necessario risalire all’unità originaria di Poesia e Religione che attingono allo sconfinato irrazionale su cui si fonda l’esistenza umana, in una disperata quanto tenace ricerca di senso, per comprenderne l’affinità e la somiglianza delle modalità espressive. Liricità e preghiera custodiscono in nuce la nostalgia per una dimensione superiore dell’essere, quindi in un certo senso tutte e due guardano indietro a un’armonia perduta. La lirica piange il destino caduco dell’uomo, il tempo che passa e consuma ogni cosa; per mezzo della parola creatrice cerca di trattenere la vita.

Allora la parola poetica, casa del desiderio – riflette Alessandro D’Avenia – protegge il mistero e cerca di salvare le cose dal continuo cadere, rovinarsi, precipitare, come accade a tutte, anche a quelle che vorremmo più durature, quelle che il cuore sa – ma chi glielo ha insegnato? – che non devono finire.
Che cos’è la poesia se non canto di ciò che non deve finire? Quasi un rito di resurrezione, quasi la speranza stessa che tutto si possa sempre rinnovare, mettendosi al servizio della bellezza fragile del mondo.
La preghiera si esprime a partire dalla consapevolezza della precarietà, la sua parola spera di stabilire un contatto con la trascendenza. Lirica e preghiera, già accomunate dalla valenza emotiva e sentimentale dei contenuti, presentano una forma tendenzialmente dialogica, manifestando il desiderio di comunicare e il conseguente bisogno di un interlocutore. Comune è l’uso dell’apostrofe, vale a dire il ricorso a un’allocuzione che chiama direttamente in causa un tu.

La rassegna proposta deriva da una lettura trasversale di poesie e preghiere alla ricerca dell’interlocutore, al fine di giungere a uno schema interpretativo applicabile a una serie illimitata di testi. Le liriche e le preghiere scelte configurano un campo di indagine non esaustiva ma rappresentativa del discorso lirico e della preghiera. Da segnalare il diverso atteggiamento nei confronti dell’ipotetico interlocutore: la preghiera ha fede in lui, la poesia lo ricerca trovandolo, di volta in volta, nei soggetti più disparati.»

Segnaliamo che il libro è disponibile sul nostro sito in offerta lancio ed è acquistabile anche in formato digitale su "Torrossa"


Vergine Luna

Il tu nella poesia e nella preghiera

di Anna Maria D'Ambrosio

editore: Interlinea

pagine: 152

«Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna?» Nell’atto dello scrivere a chi si rivolge il poeta? E a chi si rivolge il fedele in preghiera? Entrambi parlano a un “tu” che non hanno davanti a sé, quindi di fatto a un interlocutore assente, che rappresenta l’Altro rispetto all’io. Le pagine di questo libro, Vergine luna di Anna Maria D'Ambrosio, accompagnano in un itinerario affascinante alla ricerca del vero interlocutore nella poesia (da Leopardi a Emily Dickinson, da Rilke ad Antonia Pozzi) e nella preghiera (dai Salmi al Padre nostro, dalla lauda alle Confessioni di sant’Agostino e al “Tu” dei mistici, fino all’apostrofe irriverente di Baudelaire all’«ipocrita lettore, mio simile, fratello!»).«La rassegna proposta deriva da una lettura trasversale di poesie e preghiere alla ricerca dell’interlocutore, al fine di giungere a uno schema interpretativo applicabile a una serie illimitata di testi. Le liriche e le preghiere scelte configurano un campo di indagine non esaustiva ma rappresentativa del discorso lirico e della preghiera. Da segnalare il diverso atteggiamento nei confronti dell’ipotetico interlocutore: la preghiera ha fede in lui, la poesia lo ricerca trovandolo, di volta in volta, nei soggetti più disparati» (Anna Maria D'Ambrosio).

Inserisci un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con un asterisco*

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.

Questo sito web utilizza cookies per aiutare a migliorare i servizi e le informazioni ai suoi visitatori. Se continui ad usare questo sito ne accetti implicitamente l'utilizzo. Ricordiamo inoltre che dal tuo browser è possibile cancellare la cache e tutti i cookies principali. Utilizziamo cookies di terze parti e proprietari. Per maggiori informazioni ti invitiamo a consultare la Cookies Policy

Acconsento