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Luciano Erba inedito nell'ultimo "Autografo"

Luciano Erba inedito nell'ultimo "Autografo" Luciano Erba inedito nell'ultimo "Autografo"
Luciano Erba inedito nell'ultimo "Autografo"

Il maestro della Linea lombarda al centro di un volume della rivista del Fondo Manoscritti di Pavia con testi ritrovati e immagini d’archivio

I rapporti con l’editore Vanni Scheiwiller, la giovinezza a cavallo della guerra, i metodi di traduzione degli amati francesi sono alcuni dei temi affrontati dal recente numero 70 della rivista “Autografo” dedicato a Luciano Erba bricoleur e metafisico (a cura di Pietro Benzoni e Anna Stella Poli, pp. 192, euro 20, Interlinea). Del poeta e traduttore nato a Milano nel 1922 e scomparso nel 2010, anche docente universitario e saggista, è analizzata la sua di distillata originalità che è cresciuta, in forme coerenti, lungo un arco temporale di oltre mezzo secolo: «la sua è una scrittura di toni smorzati e di eleganti disinvolture, variamente segnata da affabilità ironiche e da svagate ritrosie. Con un minimalismo esibito, che non preclude dimensioni più arrovellate e implicitamente tragiche, percorse da interrogativi esistenziali e metafisici».

La complessità dell’opera di Luciano Erba, autore di raccolte celebri come L’ippopotamo, viene affrontata dagli autori dei saggi di “Autografo”, il semestrale del Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia, da angolature diverse. Vengono indagati la produzione poetica, marcandone evoluzioni e continuità (Prandi e Grignani), testi e stilemi specifici (Magro e Fioravanti), le relazioni privilegiate intrattenute con l’editore Scheiwiller (Cicala), le varianti di Natura naturans e il loro legame con le opere d’arte di Giovanola (Milone) e infine le scelte, spesso ardite, di Erba traduttore da Sponde, Frénaud e Racine (Grata, Poli e Benzoni). Ne sortisce un volume aperto ad attraversamenti multipli, parte integrante di un progetto critico-editoriale più ampio: entrando in stretto dialogo con il precedente numero monografico di “Autografo” 56 (Traduzione e poesia in Luciano Erba, uscito nel 2016, per la curatela di Grignani e Longoni), si inserisce tra le pubblicazioni di una casa editrice,– Interlinea, che, con i diversi titoli erbiani del suo catalogo – scrivono i curatori – «mostra di aver saputo raccogliere il testimone di quel piccolo grande editore, All’insegna del Pesce d’Oro di Vanni Scheiwiller – che più di ogni altro ha contato nella vicenda creativa e umana di Erba».

I saggi raccolti consentono nel loro insieme di osservare la produzione di Erba nel suo sviluppo cronologico ampio (fin dagli inediti giovanili che precedono Linea K) e nella diversità dei generi praticati (poesie e traduzioni in primis, ma non mancano i richiami all’attività del critico letterario e agli studi del francesista). E questo con analisi di vario taglio che, anche attraverso l’interrogazione di materiali d’archivio (del Centro Manoscritti di Pavia soprattutto, ma non solo, con una poesia inedita scoperta da Roberto Cicala), considerano aspetti diversi dell’opera erbiana: evoluzioni interne, vicende editoriali, percorsi genetici e variantistici, dimensioni intertestuali, costellazioni tematiche, caratteristiche di lingua e stile e rapporti con altre arti, illuminando una figura da rivalutare nel panorama della cultura letteraria europea del secondo Novecento.


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