fbevnts Interlinea saluta Filippo Maria Ferro psichiatra e studioso di arte piemontese e lombarda
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Interlinea saluta Filippo Maria Ferro psichiatra e studioso di arte piemontese e lombarda

Interlinea saluta Filippo Maria Ferro psichiatra e studioso di arte piemontese e lombarda Interlinea saluta Filippo Maria Ferro psichiatra e studioso di arte piemontese e lombarda
Interlinea saluta Filippo Maria Ferro psichiatra e studioso di arte piemontese e lombarda

Nato a Novara 85 anni fa, ha vissuto con la scrittrice Giuliana Morandini ed è stato compagno di studi di Sebastiano Vassalli. Fondatore della cattedra di Psichiatria all'Università d'Annunzio di Chieti, è stato un neurologo, psichiatra e psicoanalista di fama internazionale, appassionato e studioso di storia dell'arte. Membro della Società psicoanalitica italiana, il professor Ferro ha firmato centinaia di pubblicazioni, in particolare con Interlinea, tra cui L'anima dipinta. Scritti d'arte lombarda e piemontese da Gaudenzio Ferrari a Ranzoni. Nel volume, dopo i testi fondamentali di Testori, Ferro ha proposto "un nuovo elogio dell'arte novarese", come scrive Giovanni Romano nella presentazione, facendo il punto degli studi sui maggiori pittori e sulle principali opere di artisti tra Lombardia e Piemonte del calibro di Gaudenzio Ferrari, Lanino, Tanzio da Varallo, Cerano, Fiammenghino, Bonola, Ranzoni e altri, sempre affrontati da punti di vista inediti e con stile a tratti vibrante e appassionato. Filippo Maria Ferro si fa così narratore delle "storie dipinte" individuando, sulle orme testoriane, una "tradizione d'affetti, d'esigenze spirituali ed espressive" che questo volume offre con un ricco apparato illustrativo anche a colori.

Tra i vari volumi curati per la casa editrice della sua Novara si segnala Filippo Abbiati regista del Barocco in Lombardia, allestito con Marina Dell'Omo. Aveva in lavorazione un libro sugli animali dell'arte della nativitá e stava curando gli atti del convegno su Arcimboldo svoltosi a Pavia, dove si era laureato e dove lascia molti ricordi.

Filippo Abbiati regista del Barocco in Lombardia

a cura di Filippo Abbiati, Marina Dell'Omo, Filippo Maria Ferro

editore: Interlinea

pagine: 320

Filippo Abbiati (Milano 1640-1715) è stato, insieme con Andrea Lanzani e il Legnanino, tra i maggiori pittori milanesi del secondo Seicento lombardo e ha operato anche a Novara.Per la prima volta si raccolgono gli studi e le opere su questo gran regista del Barocco lombardo, tra committenze pubbliche e collezioni private, con inediti e novità provenienti dai documenti ritrovati. Si offre l’attività grafica e il catalogo dei dipinti con notizie dalle quadrerie private oltre a una rassegna delle opere perdute, disperse e non identificate. Infine un regesto dettagliato. «La sua inclinazione a un barocco sontuoso, che aveva caratterizzato con convinzione l’avvio ceranesco e alimentato la sua vis drammatica, verrà presto archiviato per dar luogo e voce alle orchestre dello Spatbarock e a una fioritura che tocca, con la Lombardia e l’Italia Settentrionale, l’Europa tutta, in una koinè di linguaggio tanto estesa da rammentare per diffusione solo il precedente del gotico fiorito. Le grandi macchine allestite da Filippo Abbiati, l’azzardo della sua regie e dei suoi effetti speciali sembrano trascorrere nell’oblio. Eppure una premonizione, quasi una profezia vichiana, rimane sospesa, attiva e tenace, tra le navate del Duomo, in palazzi e cattedrali romaniche, sul sito del carcere di Zebedia e attorno al monile barbarico di Monza: in attesa della coppia Manzoni-Hayez» (Filippo Maria Ferro).

L'anima dipinta

Scritti d'arte lombarda e piemontese da Gaudenzio Ferrari a Ranzoni

di Filippo Maria Ferro

editore: Interlinea

pagine: 280

Dopo i testi fondamentali di Testori ecco "un nuovo elogio dell'arte novarese", come scrive Giovanni Romano nella presentazione. L'autore fa il punto degli studi sui maggiori pittori e sulle principali opere di artisti tra Lombardia e Piemonte del calibro di Gaudenzio Ferrari, Lanino, Tanzio da Varallo, Cerano, Fiammenghino, Bonola, Ranzoni e altri, sempre affrontati da punti di vista inediti e con stile a tratti vibrante e appassionato. Filippo Maria Ferro si fa così narratore delle "storie dipinte" individuando, sulle orme testoriane, una "tradizione d'affetti, d'esigenze spirituali ed espressive" che questo volume offre con un ricco apparato illustrativo anche a colori.

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