Clemente Rebora dalla trincea al convento
Da "Il Venerdì di Repubblica", Giovanni Gavazzeni su "Canti anonimi" di Clemente Rebora.«L'esperienza al fronte della Grande Guerra capovolse il mondo di Rebora, vivo fra morituri e morti. "Comandante della compagnia (ossia di un branco cavernicolo)", immerso tra melma e sangue, Rebora vede morire compagni come il soldato della poesia Viatico, un tronco senza gambe, per il quale tre commilitoni vengono uccisi nel tentativo di sottrarlo al fuoco nemico e di cui il poeta invoca la fine dell'agonia: "nella demenza che non sa impazzire, / lasciaci in silenzio / grazie, fratello".»
Canti anonimi
di Clemente Rebora
editore: Interlinea
pagine: 264
«Dall’imagine tesa / Vigilo l’istante / Con imminenza di attesa – / E non aspetto nessuno» sono i versi di chi è in ansia aspettando qualcuno e qualcosa: forse la donna amata, forse la conversione. Clemente Rebora, dopo l’annichilimento e la strage della Grande Guerra, scrive questi Canti anonimi perché vuole cercare, nel donarsi anonimo agli altri, una ragione per continuare a vivere, per ripartire, per trovare prima o poi chi «Verrà, se resisto / A sbocciare non visto, / Verrà d’improvviso, / Quando meno l’avverto». Per la prima volta un’edizione commentata di un libro fondamentale tra le due guerre.










Inserisci un commento