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Essere liberi di non abortire

Recensione di: Donne in cerca di guai
07.06.2018
Da "Il Popolo", Marco Rezzani, su Donne in cerca di guai

«Donne in cerca di guai è un’opera insieme militante ed ecumenica, nata dalla consapevolezza che ogni vita “abbia in sé la propria giustificazione”, come sostiene il curatore (un letterato che ha assunto anche importanti incarichi nazionali nel volontariato pro vita). Di qui l’idea suggerita da Claudio Magris nella prefazione: “guai a far dipendere il diritto dell’individuo alla sopravvivenza dall’amore o dall’affetto che altri hanno per lui o, peggio ancora, dalle sue capacità e dalle sue prestazioni”.
Dal canto suo, la postfazione di Marina Casini coglie il vero cuore dell’opera: “Come traspare continuamente… la maternità è il segno positivo posto dal Creatore sulla vita umana. Questo segno è l’amore che spiega il senso della vita... Senza la maternità non ci sarebbe la storia, non sarebbe mantenuta la speranza di una civiltà della verità e dell’amore”».

Donne in cerca di guai

Avventure di maternità

a cura di Marina Casini, Claudio Magris, Gianni Mussini

editore: Interlinea

pagine: 88

Tutto sommato è meglio non abortire. Lo dimostrano qui le testimonianze di tante donne che, aiutate dai Centri di Aiuto alla Vita (Cav) ma soprattutto dal proprio coraggio, hanno deciso di proseguire la gravidanza. E lo dimostra anche lo sconfinato rammarico di altre donne che hanno scelto (o sono state costrette a scegliere) l’aborto. Qui scorrono storie e opinioni di personaggi famosi, come Ornella Vanoni, Alexia e Nek, oltre a Celentano, Andrea Bocelli e a un insospettabile Eminem; E Poi Registi Come Pupi Avati E Franco Zeffirelli; Femministe Storiche (Lella Costa, Alessandra Kustermann), Insieme Con La Poetessa Alda Merini. Questo libro – al tempo stesso militante ed ecumenico – nasce dalla consapevolezza che ogni vita «abbia in sé la propria giustificazione». Di qui l’idea suggerita da Claudio Magris nella prefazione: «guai a far dipendere il diritto dell’individuo alla sopravvivenza dall’amore o dall’affetto che altri hanno per lui o, peggio ancora, dalle sue capacità e dalle sue prestazioni». 

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