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Nuova edizione di "Apollo blu" di Jesper Svenbro, poeta premiato alla carriera dal Festival di poesia civile

Nuova edizione di "Apollo blu" di Jesper Svenbro, poeta premiato alla carriera dal Festival di poesia civile Nuova edizione di "Apollo blu" di Jesper Svenbro, poeta premiato alla carriera dal Festival di poesia civile

I versi del grande poeta svedese Jesper Svenbro in nuova edizione in tiratura limitata dedicata al Festival internazionale di poesia civile che premia il poeta alla carriera.

Il Festival di poesia civile, promosso dall’associazione il Ponte presieduta da Luigi Di Meglio, raggiunge l’edizione numero 16 e sarà lo svedese Jesper Svenbro, membro dell’Accademia di Svezia e studioso della cultura classica italiana, il poeta premiato alla carriera di quest’anno nella serata di inaugurazione mercoledì 19 maggio 2021 alle ore 21, con un collegamento tra Stoccolma e il Seminario Arcivescovile di Vercelli. L’incontro, a cura di Maria Cristina Lombardi, sarà accompagnato da musiche al flauto di Nicolò Manachino, con reading dalla nuova edizione dedicata al festival a tiratura limitata di Apollo blu (Interlinea), traduzione e cura di Maria Cristina Lombardi, poesie con testo svedese a fronte, introduzione di Lars-Håkan Svensson, con una traduzione di Giuseppe Conte. Presentazione e saluto finale a cura del presidente del festival Luigi Di Meglio.

Il poeta premiato: Nato nel 1944 a Landskrona, nella Svezia meridionale, Jesper Svenbro ha studiato latino e greco all’Università di Lund. Dopo il diploma in lettere classiche, ha frequentato nel 1969-1970 l’Università di Yale negli Stati Uniti, dove ha studiato con Eric Havelock. Nel 1976 ha sostenuto l’esame di dottorato a Lund con una tesi scritta a Roma dal titolo La parola e il marmo. Alle origini della poetica greca, in seguito pubblicata in traduzione da Boringhieri (1984). In questo periodo Svenbro si è già trasferito a Parigi, unendosi al gruppo di Jean-Pierre Vernant e riprendendo al contempo la scrittura poetica dopo una prima raccolta pubblicata nel 1966 e un’altra, dal titolo Element till en kosmologi, nel 1979. Negli anni ottanta, versato alla lettura e all’interpretazione degli antichi Greci, pubblica Phrasikleia. Anthropologie de la lecture en Grèce ancienne (La Découverte, Parigi 1988, trad. it. Storia della lettura nella Grecia antica, Laterza, Roma-Bari 1991; tra l’altro aveva pubblicato Phrasi­kleia: una teoria arcaica della scrittura, con traduzione e nota di Sandro Veronesi, in “Nuovi argomenti” 28 (1988), pp. 92-100), sviluppando una scrittura poetica fortemente influenzata dalla lettura di Aristofane e di Frances Ponge, di cui è il maggior traduttore svedese. Nel 1992 esce in Italia Epe, scelta, traduzione e presentazione di Ludovica Koch (Levante, Bari 1992), dopo di che Svenbro cambia radicalmente direzione dopo un viaggio in Lapponia nel 1991, recuperando in Samisk Apollon (Apollo lappone) un genere di lirismo già presente nella prima raccolta del 1966, poi abbandonato, e che caratterizzerà le sillogi pubblicate negli anni novanta, che doneranno a questo poeta residente all’estero, ma quasi ossessionato dalla sua terra d’origine, un posto di grande rilevanza nel panorama della poesia svedese, che gli varrà una lunga serie di premi letterari e, più di recente, la sua elezione a membro dell’Accademia svedese nel 2006. L’anno successivo (premio alla carriera LericiPea) In Italia esce Apollo blu, con traduzione e cura di Maria Cristina Lombardi, introduzione di Lars-Håkan Svensson e una traduzione di Giuseppe Conte (Interlinea, Novara 2007) e in seguito Romanzo di guerra, a cura di Marina Giaveri, con dieci disegni di Arnaldo Pomodoro (ES, Milano 2013). Le sue opere sono tradotte nelle maggiori lingue, in particolare inglese, francese e tedesco.
Negli ultimi anni Jesper Svenbro divide la sua vita tra il Sud della Francia (Cagnes-sur-Mer) e la Svezia (Stoccolma), dove svolge un intenso lavoro per l’Accademia di Svezia relativamente alle attività connesse all’assegnazione del premio Nobel. Le sue pubblicazioni più recenti comprendono sia opere scientifiche, legate alla sua carriera di filologo classico, sia raccolte poetiche, spesso ispirate alla mitologia e alla storia greca. Si nota una predilezione per la poesia di Saffo, a cui ha dedicato liriche e testi critici. Sempre più spesso i due generi si intrecciano dando luogo ad una poesia che è anche pensiero e ragionamento filosofico.

 Apollo blu
di Jesper Svenbro, t
raduzione e cura di Maria Cristina Lombardi, poesie con testo svedese a fronte, introduzione di Lars-Håkan Svensson, con una traduzione di Giuseppe Conte

Jesper Svenbro, grande intellettuale europeo e voce eminente della poesia scandinava, presenta qui un’opera poetica che sviluppa tematiche contemporanee in un quadro di riferimento alla tradizione classica. Il suo è un linguaggio nuovo, dalla complessa e affascinante sintassi, capace di amalgamare nel suo giro espressivo citazione dotta, slancio, ironia, commozione. Nei suoi lunghi soggiorni italiani, quest’uomo del nord, cresciuto nel clima etico e severo del protestantesimo scandinavo, ha maturato un amore per il mediterraneo, l’Italia e Roma, che dà alla sua opera una misura solare e goethiana, ma tutta attuale nella sua intelligenza ironica e nella sua metafisica felpata e interrogante. È un poeta che rappresenta al meglio una sintesi aperta e in movimento dello spirito europeo.







Ed è subito sera

(un’autopresentazione d’autore)

«Sono in debito con la poesia italiana e credo che questa potrebbe essere l’occasione giusta per precisare, senza alcuna pretesa, i termini di questo rapporto che risale a una quarantina di anni fa. Che rapporto poteva mai avere con la poesia italiana un liceale nella Svezia degli anni sessanta, oltretutto senza alcuna competenza specifica in italiano? L’italiano non lo conoscevo affatto. La prima frase italiana che lessi e compresi fu: «Ed è subito sera». Quasimodo aveva ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1959, e proprio quel famoso verso fu la frase attraverso la quale fui avviato alla lingua italiana.»    Jesper Svenbro

Samisk Apollon

För att beräkna Apollons höjd över havet
använde vi en modifierad version av Pythagoras’ sats:
snart förstod vi att vi aldrig skulle få tag i
tillräckligt mycket blått för att avbilda guden
där han stod i Lappkolt vid Ammarfjället.
Jaktfalkar kretsade högt i rymden, ripor flög upp,
de femhundra meter höga fjällsidorna
nådde inte ens upp till hans näbbskor
till vilka Lappmarkens samlade starrgräs
gjorde tjänst som skohö. Hans väldiga slaktkniv
hängde lodrät i bältet vid vänster sida,
slidan var av renhorn, översållad med tecken,
och lika lång som Stora och Lilla Tjulträsk tillsammans.
När guden blottade knivens blåsvarta stål
glimmade det som en stjärnbild där uppe.
Och han skar ett stycke renhjärta åt oss,
och vi förnam hur han gladdes åt norrskenet –
vargrännarguden, Apollon Ly´keios,
som också är hjordarnas Nómios, nomadguden.
Men strax efter vårdagjämningen kom han på ljusare
[tankar
och lät fjällvärlden svämma över av sol,
verkliga regnbågar hade nu broderats på Lappkolten,
och ekot av hans jojkar hördes vida omkring –
nu sprack björklövet ut, nu begynte marken
färga sig och le, gröna örter stod i sin ljuvaste flor,
nu återvände den kvittrande svalan till Sameland.
Riktigt nära kom vi väl honom aldrig,
därtill var han för ofattbar där han stod i sin
[huvudbonad
broderad med stjärnbilden Älgens tindrande krona;
men vetskapen om hans närvaro högt där uppe
tog hos oss formen av ett invärtes leende
som varade i dagar, månader, år.

Apollo Lappone

Per calcolare l’altezza di Apollo sul livello del mare
usammo una versione modificata del teorema
[di Pitagora:
capimmo presto che non ci saremmo procurati mai
abbastanza azzurro per ritrarre il dio
là dove stava, nella sua casacca lappone
[sull’Ammarfjäll.
I falchi da caccia volteggiavano alti nello spazio,
[le pernici volavano in su,
i fianchi del monte che si ergevano per cinquecento
[metri
non arrivavano nemmeno ai suoi calzari dalle punte
[arricciate
per i quali tutta l’erba di carice della Lapponia
faceva da tappeto. Il suo enorme coltello
pendeva dritto dalla cintura sulla sinistra,
il fodero era di corno di renna, coperto di segni,
lungo come i due laghi Grande e Piccolo Tjulträsk
[insieme.
Quando il dio mostrò l’acciaio nero-azzurro
[del coltello,
la lama scintillò come una costellazione celeste.
Ed egli recise un pezzo di cuore di renna per noi
e lo sentimmo rallegrarsi dell’aurora boreale –
il dio che corre coi lupi, Apollo Lykeios,
che è anche Nómios di greggi, il dio nomade.
Ma subito dopo l’equinozio di primavera gli vennero
[pensieri più luminosi
e fece inondare di sole il mondo dell’Alpe,
arcobaleni veri erano stati ricamati sulla casacca
e l’eco dei suoi joikar si spargeva in lontanza –
sbocciarono le foglie di betulla, il terreno cominciò
a colorarsi e a sorridere, velava le piante verdi
[una mite fioritura,
tornarono in Lapponia le garrule rondini.
Veramente vicini non gli arrivammo mai,
era troppo incomprensibile là nell’arazzo
[della sua testa
ricamato con la corona luccicante della costellazione
[dell’Alce.
Ma il sapere la sua presenza in alto, lassù,
prese in noi forma di un intimo sorriso
che durò giorni, mesi, anni.

***

Predikan

Juldagen 1940 är det pastor Svenbro som predikar
vid högmässan i kyrkan.
Inte över Lukas’ välbekanta ord
om barnet i krubban
utan över Johannesevangeliets fjorton första verser
med dess stramare, abstrakta
version av hur Ordet
tog sin boning ibland oss
i mänsklig gestalt.
«Och hans egna
togo icke emot honom».
Med «hans egna» avses inte det judiska folket, får
[vi veta,
utan det svenska, här och nu.
Sveriges folk
tog icke emot honom!
I det handskrivna manuskriptet
med dess nästan svartnade bläckskrift
är det uppror mellan raderna.
Tankar i våldsam rörelse
fast Statskyrkan borde stå stadigt på regeringens linje!
Som om en vindfläkt fått julljusen
att häftigt fladdra till.
Kyrkan är fullsatt.
Sedan ett halvår tillbaka
rullar “permittenttågen”
genom ett mycket fogligt Sverige.
Just på det ställe där jag känner hur det sparkar
har han lagt till med blyerts,
mellan raderna: «Det viktigaste
är inte att vårt folk går fritt från krig
utan att det bevarar sin själ».
Så står det ordagrant.
Texten havande med denna enda mening.
Jag ser honom i predikstolen,
sträng och svartklädd,
iförd sin vita krage.
«Ett barn är fött på denna dag»,
viskar en röst intill mig.
Församlingen i tankar
när kyrkans dörrar svänger upp
och snön i motljus blåser in i vapenhuset...
Ett barn är fött!
Kvarterets svarta lindar,
strama i det vita.

La predica

Il giorno di Natale del 1940 il pastore Svenbro tiene
in chiesa il sermone della messa solenne.
Non sulle ben note parole di Luca,
sul bambino nella mangiatoia,
ma sui primi quattordici versi del Vangelo di Giovanni
con la sua versione più austera
e astratta su come il Verbo
in sembianze umane
prese dimora tra noi.
«E i suoi
non lo riconobbero».
Con «i suoi», veniamo a sapere, non si intende
[il popolo ebraico,
ma gli svedesi, qui e ora.
Il popolo svedese
non lo riconobbe!
In quei fogli manoscritti
dall’inchiostro un po’ annerito
c’è allarme tra le righe.
Pensieri in forte subbuglio
benché la Chiesa di Stato stia saldamente dalla parte
[del Governo!
Come se un colpo di vento facesse ondeggiare
con impeto le candele di Natale.
La chiesa è al completo.
Da circa sei mesi
“i treni con lasciapassare” sferragliano
attraverso una Svezia molto accomodante.
Proprio nel punto dove sento più agitato il testo
ha aggiunto a matita
tra le righe: «La cosa più importante
non è che il nostro popolo sia libero dalla guerra,
ma che conservi la propria anima».
Così è scritto, parola per parola.
Il testo gravido di questa sola frase.
Lo vedo sul pulpito,
severo e vestito di nero,
col suo colletto bianco infilato.
La comunità di fedeli in meditazione
quando le porte della chiesa si spalancano
e la neve controluce soffia dentro il portico della chiesa…
È nato un bambino!
I tigli neri del quartiere
stanno impettiti nel bianco.


(Da Appollo blu, Jesper Svenbro, Interlinea 2021)

Apollo blu

di Jesper Svenbro

editore: Interlinea

pagine: 160

Jesper Svenbro, voce eminente della poesia scandinava presenta un'opera poetica che sviluppa tematiche contemporanee in un quadro di riferimento alla tradizione classica.

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