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Covid, in crisi l'ideologia del progetto

17.06.2020
Da "L'Eco di Bergamo", Vincenzo Guercio su Lo scandalo dell'imprevedibile di Silvano Petrosino

«Il pericolo che vedo molto forte è quello di una chiusura. Che comunità piuttosto benestanti pensino di coltivare il proprio giardino, "Stiamo fra di noi che è meglio". Unasorta di autarchia/isolazionismo. Sarebbe la fine. Quando il piccolo gruppo si chiude in sé, pensando di poter fare da solo e di fare meglio, è la fine».

Lo scandalo dell’imprevedibile

Pensare l’epidemia

di Silvano Petrosino

editore: Interlinea

pagine: 80

«L’epidemia che ci ha colpito si è manifestata con la violenza dell’imprevedibile» eppure prevedere e decidere il proprio benessere è oggi tra le condizioni principali della nostra società. Uno dei filosofi attuali più lucidi riflette sul dramma del coronavirus a partire dalle parole che usiamo per spiegare questo evento e le sue conseguenze: perché il “futuro” è diverso dall’“avvenire”, il “mondo” dal “reale”, la “scienza” dagli “scienziati”, l’“ottimismo” dalla “speranza”, ma anche perché la modalità del “morire” ci ha atterrito più della “morte” in sé, fino a comprendere che l’autentica “libertà” non consiste nel fare ciò che si vuole. Come ci ha cambiato l’epidemia? Che cosa possiamo fare per non farci sopraffare? «dovremmo essere più seri nel vivere il tempo, che non è mai solo il “nostro tempo”, il tempo delle nostre “urgenze private”», afferma l’autore indicando un atteggiamento per il “dopo” e citando La peste di Camus: «bisogna restare, accettare lo scandalo, cominciare a camminare nelle tenebre e tentare di fare il bene».

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