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Come amano i poeti?

Come amano i poeti? Come amano i poeti?
 cura un'antologia che esplora l'amore passionale e viscerale sperimentato dai poeti: Poeti innamorati. Da Guittone a Raboni

«Fuoco di paglia è amore di poeta, / perciò è vorace, ed è così fugace». Questo dice Attila József: l’amore dei poeti è come l’amore degli adolescenti, che vogliono essere quello che non sono, che vogliono che gli altri siano quello che non sono, che vogliono dare l’amore a chi non lo vuole, che perdono l’amore appena lo possiedono, che se ne stancano appena lo conquistano, che pensano di poter davvero possedere una persona, davvero conoscerla interamente e definitivamente»: così scrive Patrizia Valduga, una delle poetesse più note per i suoi versi d’amore, introducendo questa originale antologia sui poeti innamorati, da Guittone d’Arezzo fino a Giovanni Raboni.


Leggi la presentazione di Patrizia Valduga

«Instanio, […] se vuoi dare forza e vigore alla mia Talia e mi chiedi delle poesie immortali, dammi un amore. Voluttuoso Properzio, a far di te un vate è stata Cinzia; l’ispirazione a Gallo la dava la bella Licoride; la fama dell’armonioso Tibullo venne dalla graziosa Nemesi; è stata Lesbia a suggerirti i versi, dotto Catullo: non sarò un poeta disprezzabile per i Peligni e per Mantova, se avrò una Corinna, se avrò un Alessi». Questo dice Marziale: «si victura petis carmina, da quod amem», dammi
un amore, dammi da amare. Ma ci sono tanti modi di amare e di essere innamorati: ciascuno ama secondo la sua struttura pschica, dove la realtà ha impresso non soltanto il prototipo dell’oggetto amoroso, ma anche i codici e le malattie del desiderio amoroso. E poi i poeti non sono forse sempre innamorati? Quando non sono innamorati di qualcuno o di qualcosa, sono perdutamente innamorati della loro lingua. «Költo˝ szerelme szalmaláng, / azért oly sebes és falánk», «fuoco di paglia è amore di poeta, / perciò è vorace, ed è così fugace». Questo dice Attila József: l’amore dei poeti è come l’amore degli adolescenti, che vogliono essere quello che non sono, che vogliono che gli altri siano quello che non sono, che vogliono dare l’amore a chi non lo vuole, che perdono l’amore appena lo possiedono, che se ne stancano appena lo conquistano, che pensano di poter davvero possedere una persona, davvero conoscerla interamente e definitivamente. «Ogni attrazione è reciproca», dice Goethe, istintiva e immediata; invece il desiderio è mediato, e ha per mediatore i bisogni dell’amor proprio; i poeti che amano come adolescenti sono perdutamente innamorati di loro stessi.
Questa piccola scelta antologica potrebbe testimoniare, in qualche modo, della storia del sentimento amoroso, oltre che, naturalmente, di quella della nostra lingua, e del gusto di oggi nei confronti della lingua poetica. Fino al Quattrocento nessuno avrà quasi niente da ridire, ma subito dopo ci sarà chi lamenterà l’assenza di quello e la presenza di questo. Perché, ad esempio, non ho messo Buonarroti? Perché, a mio parere, si è scambiata per grandezza poetica la rudezza di un geniale dilettante. Perché non ho messo Penna? Perché la sua voce mi sembra assai flebile. Perché non ho messo Gozzano? Perché, tolte le polverose carabattole della nonna, quello che resta è già tutto in Pascoli. E così via. Perché ho messo poeti che da anni dichiaro di non amare? Perché sono grandi intellettuali che hanno lasciato un segno, da vivi o da morti, nella storia della nostra letteratura. Considero Leopardi un grande prosatore e pensatore, ma mi pare poeta tutto volontà e niente istinto: il più amato dagli italiani, che scriveva i suoi “canti in prosa” e poi li voltava in endecasillabi e settenari, qui è rappresentato con una poesia che, se la si legge subito dopo quella di Monti, rivela tutta la sua letterarietà programmata. E, personalmente, non posso perdonargli il sotterramento di quel Monti cui tanto doveva per mezzo di una frase felice e maligna. Ammiro il Carducci critico e storico della letteratura, meno il grande metricista; lui ha la responsabilità di aver soppiantato Prati come poeta istituzionale, cercando di cancellarne la memoria. A Montale bisognerebbe ridare, a mio parere, le giuste proporzioni tra i due più grandi Rebora e Betocchi. E qualcuno dirà ancora: che c’entra Folengo? che c’entra Porta? che c’entra Belli? che c’entra Palazzeschi? C’entrano, c’entrano: perché sono grandi, e anche se non risultano innamorati in prima persona, si fanno carico dell’innamoramento di altri, con tutta la sensibilità e l’intelligenza che questa “immedesimazione” comporta.
Il “caro e venerato” Alessandro Manzoni non c’è; se avessi riportato il sonetto scritto a diciassette anni per Luigia Visconti mi sarebbe parso di fargli più torto che onore. Così, a riprova del mio infinito amore, dò a lui l’ultima parola: «Concludo che l’amore è necessario a questo mondo: ma ve n’ha quanto basta, e non fa mestieri che altri si dia la briga di coltivarlo; e che col volerlo coltivare non si fa altro che farne nascere dove non fa bisogno. Vi hanno altri sentimenti dei quali il mondo ha bisogno, e che uno scrittore secondo le sue forze può diffondere un po’ più negli animi: come sarebbe la commiserazione, l’affetto al prossimo, la dolcezza, l’indulgenza, il sacrificio di se stesso: oh di questi non v’ha mai eccesso; e lode a quegli scrittori che cercano di metterne un po’ più nelle cose di questo mondo: ma dell’amore come vi diceva, ve n’ha, facendo un calcolo moderato, seicento volte più di quello che sia necessario alla conservazione della nostra riverita specie. Io stimo dunque opera imprudente l’andarlo fomentando cogli scritti; e ne son tanto persuaso; che se un bel giorno per un prodigio, mi venissero ispirate le pagine più eloquenti d’amore che un uomo abbia mai scritte, non piglierei la penna per metterne una linea sulla carta: tanto son certo che me ne pentirei».


L’antologia propone testi di Guittone d'Arezzo, Guido Cavalcanti, Cecco Angiolieri, Dante Alighieri, Cino da Pistoia, Francesco Petrarca, Luigi Pulci, Matteo Maria Boiardo, Lorenzo de' Medici, Poliziano, Iacobo Sannazaro, Ludovico Ariosto, Giovanni della Casa, Giovan Battista Strozzi, Gaspara Stampa, Torquato Tasso, Gabriello Chiabrera, Giambattista Marino, Paolo Rolli, Pietro Metastasio, Giuseppe Parini, Vittorio Alfieri, Vincenzo Monti, Carlo Porta, Ugo Foscolo, Gioachino Belli, Giacomo Leopardi, Niccolň Tommaseo, Giovanni Prati, Giosue Carducci, Giovanni Pascoli, Gabriele D'Annunzio, Umberto Saba, Clemente Rebora, Aldo Palazzeschi, Delio Tessa, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Carlo Betocchi, Vittorio Sereni, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Giovanni Giudici, Giovanni Raboni e molti altri.

Poeti innamorati

Da Guittone a Raboni

a cura di Patrizia Valduga

editore: Interlinea

pagine: 96

«Fuoco di paglia è amore di poeta, / perciò è vorace, ed è così fugace»

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