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Dal filosofo milanese più amato dai giovani un manifesto per arginare “il miraggio dei social”

Dal filosofo milanese più amato dai giovani un manifesto per arginare “il miraggio dei social”

Questo mercoledì 2 ottobre alle ore 18 in Università Cattolica conferenza dibattito di Silvano Petrosino per presentare il libro Il miraggio dei social (Interlinea) all’interno del Festival della dignità umana

 

“La mistificazione dei social: la responsabilità nella comunicazione” è il tema della conferenza del filosofo milanese più amato dai giovani, Silvano Petrosino, che lancia un manifesto per arginare Il miraggio dei social come intitola un nuovo libro edito da Interlinea: l’evento è questo mercoledì 2 ottobre alle ore 18 in Università Cattolica, largo Gemelli 1, Cripta Aula Magna, con ingresso libero, con una conferenza dibattito a cura del Laboratorio di editoria dell’ateneo all’interno del Festival della dignità umana (www.festivaldignitaumana.com). Presenta Roberto Cicala.

Oggituttivogliamoparlare, in continuazione e usando i social, ma ilnostro “desiderio di comunicare” checosarappresentadavvero? Unfilosofoamatodaigiovaniriflette sulla comunicazione al tempo del digitale e delle fake news. Silvano Petrosino parte dall’importanza delle parole e dei numeri nella nostra vita per sviluppareunariflessioneoriginale e stimolantechearriva a chiedersi se, tra selfie e chat, il nostrodesiderio di comunicare non siapiuttosto un desiderio di esserericonosciuti, creandoun’incapacitàall’ascoltoche, nel “gorgo” della rete, diventa un atto morale quasi trasgressivo. Al centrosta la questionedellaresponsabilitàperché, come scrive Carver, «in definitiva le parole sonotuttoquellocheabbiamo, perciò è megliochesianoquellegiuste».

Il Festival della Dignità Umanainaugura con Ilmiraggio dei social unaserieeditoriale di plaquette a tiratura limitata dedicate ai temi più scottanti. Si inizia con un testo di Silvano Petrosino che si interroga sul problema della comunicazione nell’epoca dei social: «La tecnologia digitale ha globalizzato la chiacchiera rendendo manifesto un discorrere che non comunica altro che la diffusione e la ripetizione del discorrere stesso: si pensi al dibattito attorno e alle fake news che si impone per la sua limpida vacuità». La tradizione religiosa e filosofica lo ha sempre saputo: al tema della verità non ci si può neppure avvicinare se prima, con la massima serietà e sincerità, non ci si confronta con la drammatica questione relativa non tanto al suo sapere (è la domanda di Pilato a cui Gesù non risponde: «Che cos’è la verità?») quanto piuttosto e ancor prima al suo interesse: la verità interessa veramente a qualcuno? La verità è la questione morale. E di responsabilità.

Silvano Petrosino, noto per i suoi studi sul pensiero di Lévinas e Derrida, è uno dei più apprezzati filosofi italiani. Insegna Teorie della comunicazione e Filosofia morale presso l’Università Cattolica di Milano e Piacenza. Tra le sue opere ricordiamo: Il sacrificio sospeso (Jaca Book 2000), Il dono (in collaborazione con P. Gilbert, editore 2002); Piccola metafisica della luce (Jaca Book 2004); L’eros della distruzione. Seminario sul male (in collaborazione con S. Ubbiali, Il nuovo Melangolo 2010); Visione e Desiderio. Sull’essenza dell’invidia (Jaca Book 2010); Capovolgimenti. La casa non è una tana, l’economia non è il business (Jaca Book 2011), Contro la cultura (Vita e Pensiero 2017).

 

Silvano Petrosino, Il miraggio dei social. Euforia digitale e comunicazione responsabile, Interlinea, Novara 2019, pp. 72, euro 10

Info festival.dignita@interlinea.com, 0321 1992282,

 

 

Il miraggio dei social

Euforia digitale e comunicazione responsabile

di Silvano Petrosino

editore: Interlinea

pagine: 72

Oggi tutti vogliamo parlare, in continuazione e usando i social, ma il nostro “desiderio di comunicare” che cosa rappresenta davvero? Un filosofo amato dai giovani riflette sulla comunicazione al tempo del digitale e delle fake news. Silvano Petrosino parte dall’importanza delle parole e dei numeri nella nostra vita per sviluppare una riflessione originale e stimolante che arriva a chiedersi se, tra selfie e chat, il nostro desiderio di comunicare non sia piuttosto un desiderio di essere riconosciuti, creando un’incapacità all’ascolto che, nel “gorgo” della rete, diventa un atto morale quasi trasgressivo. Al centro sta la questione della responsabilità perché, come scrive Carver, «in definitiva le parole sono tutto quello che abbiamo, perciò è meglio che siano quelle giuste».

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